17- novembre 96

 

Numero diciassette - novembre 1996

 

ara mara amara

di Peter Russell

 

La gente dice che non si può pubblicare la poesia senza capitali, fondi privati, o almeno contributi e sussidi. Cominciai la rivista NINE nel 1948 con sole L. 10.000 in tasca. Quando si spense nel 1957 consisteva di 1200 pagine perfettamente leggibili ancora oggi. Durante quel periodo pubblicai circa cinquanta libri di poesia di altri autori. Queste mie attività vennero interrotte dalla ostinata stupidità (cupidigia) delle autorità fiscali britanniche.

Quarantadue anni dopo ho cominciato MARGINALIA con le tasche vuote. Ho imbucato le prime cento copie (in inglese) la mattina dopo l’incendio che ha semi-distrutto la mia casa. Gradualmente durante la primavera e l’estate, come mi arrivavano i primi contributi privati, ho fotocopiato altre copie e le ho spedite. Un numero sorprendente di persone mi ha mandato assegni (dalle 10.000 alle 100.000 lire) e ovviamente un non sorprendente gran numero di persone mi ha scritto lunghe lettere (su se stessi) senza includervi un fico secco. Prevedibilmente un numero ancor maggiore non ha mai risposto. Sono rimasto particolarmente impressionato dal numero di persone con salari più o meno consistenti (presidi, professori, manager) che lamentavano la propria povertà a me che non ho mai avuto un salario regolare (eccetto per alcuni mesi come ‘Visiting Professor’).

Durante l’autunno del 1990 ho imbucato 1000 copie di MARGINALIA n° 2 (in italiano). Dopo cinque mesi ho ricevuti cinque assegni, non uno da un accademico, ed innumerevoli lettere. Al contrario della prima Imperatrice d’India sono divertito.

Chiunque mi abbia mandato anche un solo centesimo riceverà i prossimi numeri di MARGINALIA! Cerco di rispondere a TUTTE le lettere - ma ci vuole dieci volte più tempo che scrivere e impaginare MARGINALIA! Non m’importa se MARGINALIA mi dà un profitto o meno - questa non sarebbe una misura del suo valore. Da almeno 100 lettere ricevute mi è chiaro che MARGINALIA rivitalizza l’elan vital di alcuni dei miei simili (incluse delle persone "di spicco"), e questo mi basta. Sfortunatamente se la risposta italiana è stata minima quanto ad "adesioni", è stata travolgente quanto a inviti a tenere conferenze, letture, dibattiti e anche a essere giudice in concorsi di bellezza. Ma tutto questo lo attribuisco alla falsa immagine generata da qualche mia apparizione televisiva. Si è ‘reali’ solo se si è una ‘immagine’. Platone era prevenuto su questo, e grazie al vecchio rustico divino lo sono anch’io.

Sono abbastanza felice. Più felicità si dà, più se ne ha. Quando si fanno piovere soldi o bombe sulla gente si finisce con l’avere meno di quello con cui si era partiti.

Tutti si lamentano del fatto che il Governo, i burocrati, ecc., non danno niente alle Arti. Perché dovrebbero? Secondo me è il pubblico che dovrebbe pagare il conto. Se per voi una cosa non vale neanche il costo di un paio di mutande nuove, ovviamente non vale niente (per voi). Lasciamo stare.

 

           

Numero diciassette