Il Foglio Clandestino
Aperiodico Ad Apparizione Aleatoria



"FARE MALE" ("FARSI MALE")
note attorno alle letture poetiche

 

Spero che davvero la poesia diventi rilevante, ma ne dubito.
Spesso, e purtroppo per molti, resta un vezzo: come una piuma sul cappello, una spilla sulla giacca. Tutti ne colgono l'aspetto semplice e immediato: le assonanze, un certo lato sentimentale e direi terapeutico. Ma non basta, la poesia non è nulla di questo.

Ci vorrebbero, realmente, più opportunità di riflessione e lettura, meno di commento. Occorrerebbe più rispetto e meno liturgia, con officianti e paramenti. A cominciare dalle scuole, ma in ogni ambito. La poesia non è un genere da teatro o circolo chiuso, da salotto.
La poesia non è un pavone che si muove in una gabbia d'oro, una collezione di pregio da mostrare agli ospiti. Non è il servizio d'argento da usare solo nelle feste (servono anche queste, l'eco aiuta, ma non basta).

Si assiste alle letture poetiche come ad un rito mistico, sacro, ma quasi mai magico, evocativo. Si incontrano vecchi amici, di nuovi se ne possono conoscere: ma si porta un verso a casa, sotto la giacca? Raramente si riceve nuova energia in questi luoghi, più facilmente si nasconde qualche sbadiglio e la convinzione di essere più veri di ciò che ci circonda, silenziosamente.

La poesia deve uscire, vivere ed esser vissuta; si devono moltiplicare le occasioni e le manifestazioni, senza incenso, ma con forza, convinzione e rispetto, coscienti che qualcuno si è lasciato colpire, o uccidere, per non mentire ad essa. Questa eredità gravosa e luminosa, ricade su di noi ogni volta che schiudiamo le pagine per leggere o raccogliamo la penna (e così il testimone) per scrivere. Dobbiamo saperlo, senza timore ma con chiarezza, e far sì che altri condividano la sincerità, sostengano lo sforzo e siano disposti a sporcarsi le mani.

La poesia deve "fare male" (e, come suggerisce l'amico Domenico Settevendemie, il poeta deve "farsi male"), uscire da steccati e recinti, lager e riserve, salotti e circoli. Deve camminare e non essere portata su baldacchini, scendere da trampoli e piedistalli, avanzare in mezzo alle strade, fissarsi sui muri: le pagine e le parole devono tornare a disperdesi nel vento, di ogni genere e forza esso sia.

Con speranza e attesa. Buona vita

Il Foglio Clandestino

gilberto gavioli

www.ilfoglioclandestino.it

 



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