Il Foglio Clandestino
Aperiodico Ad Apparizione Aleatoria
VEDO SCINTILLE DI POESIA DAPPERTUTTO
Talvolta una domanda ormai fuori moda torna a galla: che ruolo occupa il poeta nella società, a cosa possono servire i poeti oggi?
Nella modernità liquida di oggi, caratterizzata dall'individualizzazione e privatizzazione anche di quegli spazi tradizionalmente dedicati all'aggregazione, al confronto, al dibattito, alla partecipazione il quesito risulta ancora più inquietante.
È difficile trovare una risposta credibile e allo stesso tempo generalizzabile; nella società dell'incertezza anche (e soprattutto il poeta) si rifugia in se stesso, corre a nascondersi dietro la scrivania e tra gli scaffali di casa dove imbarazzanti incertezze sono narcotizzate. Soltanto di rado, qualche sognatore, viene a cercarci tra le nostre scartoffie decidendo di penetrare i nostri anfratti per portarci fuori. Ma noi, ormai disillusi e abituati a questi falsi allarmi, dopo una ricognizione breve quanto celata ritorniamo al nostro poetare discreto.
Sono finite le grandi narrazioni che avevano bisogno di cantori o propagandisti (dipende dai punti di vista), non liquidiamo le domande d'apertura riesumando poeti impegnati e modelli tramontati.
Poeti di ogni genere e lingua, diamo un segno della nostra esistenza, impegniamoci in qualcosa di concreto alla portata delle nostre meschinità e dei nostri cambiamenti d'umore. Non propongo crociate né utopie d'inizio millennio, vi esorto solo a questo: difendiamo la parola poetica nella quotidianità. Serve un impegno minimo ma costante, un immergersi in tutte le dimensioni della nostra realtà ricordandoci chi siamo. Facciamo uscire i versi dalle nostre biblioteche e dai nostri bugigattoli, sfruttiamo tutti i momenti per ridare dignità al verso. Leggiamo poesie nei treni e sulle metropolitane (anziché quei giornaletti gratuiti che lastricano i vagoni a sera) portiamo delle poesie sottobraccio insieme ai quotidiani. Parliamo di poesia con tutti come se stessimo evocando delle esperienze indimenticabili. Tuttavia non prendiamoci troppo sul serio, manteniamo i piedi ben piantati per terra slanciando lo sguardo dietro l'angolo, restiamo gioviali ma discreti, socievoli senza sproloquiare. Solo riportando la parola poetica tra la gente possiamo sperare di cambiare il modo di guardare il testo e la realtà. Non servono gesti grandi ma tanto rari da restare imprese, serve la costanza e la perseveranza che resiste all'anonimo grigiore quotidiano di queste grandi città.
Vedo così tante scintille di poesia tra noi che basterebbero per incendiare il mondo.
Giulio Franceschi
*Giulio Franceschi (Milano, 1981) è giornalista pubblicista, si è laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università Cattolica di Milano. Attualmente sta completando la sua formazione presso il Dipartimento di Sociologia della Manchester Metropolitan University. Con gli altri componenti del Cerchio Azzurro collabora all'organizzazione di eventi e progetti per la promozione della poesia e dell'arte visiva contemporanea.
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