Il Foglio Clandestino
Aperiodico Ad Apparizione Aleatoria



IL POETA NON È UN FINGITORE

«La poesia è un ritorno al reale del quale il pensiero concettuale ci spossessa. Essa ci riapre gli occhi sulle cose, restituite, nella loro stessa finitudine, al numero infinito dei loro aspetti, li riapre sugli altri esseri, restituiti al loro assoluto, e li riapre su ciò che noi stessi siamo, ora restituiti al nostro potere di amare»
(Yves Bonnefoy)

Il poeta non è un fingitore.

La poesia è l'altro sguardo sulla realtà, lo sguardo sull'altro, lo sguardo dell'Altro.

La poesia non è letteratura, soltanto, non è tecnica, soltanto.

La poesia rischia sempre di diventare solo letteratura, solo tecnica, peggio, solo ideologia, sguardo distorto sull'infinita ricchezza del reale che chiede "abbandono": ideologia, riduzione all'uno, che l'Io, antico sogno dell'Occidente, culminato in una teologia positiva, nella tecnica, nell'annullamento dell'Altro. Sogno illuministico, incubo della Ragione.

La poesia è la via della guarigione: la cura della radice dei sensi (vista, udito) malati. Il poeta è il cieco guarito, il sordo risanato. Finalmente il mondo visibile e invisibile si manifesta nascondendosi, parla dal silenzio. Il poeta è il risanato che può risanare, colui che ri-vela il mondo con umiltà. Abitando, filialmente, il linguaggio, egli non lo usa come uno strumento.

La poesia è, nello stesso tempo, illuminazione della realtà e preparazione a quello sguardo limpido cui dovrebbero partecipare tutti gli uomini. Questa è l'unica possibile accezione positiva della parola "avanguardia": il poeta è colui che precede nella via, esplorando quella realtà che l'uomo ha perso la capacità di vedere. Ma, meglio, è colui che avendo sperimentato un mutamento "gestaltico", testimonia per tutti che esso è possibile, avendo egli abolito l'io egocentrato e divenendo il luogo di manifestazione del reale, di un reale non più ridotto ad oggetto di manipolazione, al servizio della volontà di potenza, ma lasciato essere: l'albero albero, il fiume fiume, il tuo volto non più lo specchio del mio narcisismo e della mia ansia di dominarti, riducendoti a me, ma integra alterità che mi educa ad essere, come creatura, umile.

Nicola Sguera

 

*Nicola Sguera è nato a Benevento nel 1967. Si è laureato in Lettere alla Sapienza di Roma, con una lavoro sull'opera poetica di Franco Fortini. Nel 1992 ha fondato la rosa necessaria, associazione finalizzata alla divulgazione della poesia. Dal 1993 al 1999 è stato tra i promotori dell'omonima rivista di scritture e arti. Insegna storia e filosofia nei Licei. Nel 2003 ha creato il sito www.soglie.it (luoghi e segni dell'incontro).


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