Il Foglio Clandestino
Aperiodico Ad Apparizione Aleatoria
Poeti di Luigi Rovito
ai Poeti difettosi
D'accordo, è vero, non so cosa avrei fatto senza di voi.
Voi, però, nemmeno vi date da fare, cribbio!
Non un solo giorno in Ospedale psichiatrico, un minimo accenno di sieropositività... che so... uno stupro giovanile, magari un piccolo incesto, un'ombra d'alcolismo, di tossicodipendenza... un licenziamento in tronco, un figlio drogato; accidenti! Almeno una gonorrea, una casa bruciata, una lite condominiale, un'ulcera duodenale, un'unghia incarnita cazzo, niente!
Ma ce l'avete un po' d'amor proprio?
Ai vostri figli ci pensate o no? Egoisti! Che altro non siete.
Ci pensate alla vergogna quando ingenui, orgogliosi come tutti i bambini o timorosi come ogni sfacciato adolescente diranno - Papà è un poeta - oppure - No, non fa la casalinga: mia madre scrive poesie... - a curiosi compagni di classe?
E chi mai gli crederà? Gli amici li prenderanno in giro a morte! - Poeta? - pare di sentirli sghignazzare - Ma senti... un poeta? E c'è mai stato al Maurizio Costanzo? E da Maria de Filippi? Quanti libri ha pubblicato? È mai stato mandato affanculo da Sgarbi? No? E allora? Tsè... Poeeeeta. -
È un secolo che ve lo dico. Non potete continuare a vivere esistenze apparentemente normali ostentando la dignità di Lord Brummel. Non potete continuare a crescere figli, andare al lavoro ogni mattina, pagare le bollette dell'Enel o cucinare lenticchie pretendendo che vi riconoscano Poeti.
Ve l'immaginate Arthur Rimbaud in fila per richiedere il porto d'armi?
Omero alla ASL che prenota una visita oculistica?
L'Epos è cambiato ragazzi, mettetevelo bene in testa!
La Poesia è struggimento, lo struggimento è sofferenza e la sofferenza oggi va esibita, ostentata, fatta cappotto e stola di visone. Un poeta regolare che abbia pur sofferto deve soprattutto poterlo dimostrare: chi mai scriverebbe poesie se non in carcere, in manicomio, in un letto d'ospedale o tra i brevi intervalli di amori mercenari? Sveglia ragazzi! La gente vuole vedervi rottamati, vestiti male, senza denti, anoressici oppure obesi, con gli occhi spiritati. Vuole sentirvi parlare in dialetto, sbagliare i congiuntivi, balbettare, piangere, raccontare del primo elettroshock, commuovervi... ma voi niente!
E dire che di esempi ce ne sono: c'è chi ha vinto le elezioni sacrificando la consecutio!
Io mi spacco i polmoni a darvi dritte, consigliarvi, suggerirvi ricette vincenti e voi continuate a scrivere su quaderni da scolaretto, a stamparvi le poesie al computer in copie numerate da distribuire gratis a quelli come voi, a scavarvi dentro, a ignorare i suggerimenti degli editori, a buttare via un sacco di roba buona che... magari, con qualche ritocco... che so... un po' di sesso, qualche strofa pulp, un po' di veterofemminismo...
E non venite a dirmi che non sono propositivo! Lo so che certi termini moderni non li usate, però sono certo che li pensate!
Ve l'ho detto e ve lo ripeto: dovreste scrivere poesie sugli psicofarmaci, sui vostri uteri straziati, dovreste cantare amori mercenari con le fidanzate o i fidanzati dei vostri figli... che so:
Mentre guardava il mio sesso maturo,
prossimo all'oblìo,
intravedevo, tra le sue gambe,
il Prozac della mia disperazione
tanto per fare un esempio. Oppure inventarvi qualche storia performante, trendista, positiva, qualcosa di abbastanza sofferente ma realista, ironica, che esalti l'ottimismo... tipo:
PENSIEROPOSITIVO
OVVERO
LA TRAGICA STORIA DEL SIEROPOSITIVO PEN
Un titolo che attira, no? Attuale, rockeggiante, sociale, giovane. E poi, basta con questa storia della cultura, delle motivazioni, e la poiesis, la creazione, la musica e il metro, la sintesi, la Poesia vestale delle arti gentili... è roba vecchia, trishhhhte!
Insomma: io ho la coscienza a posto; quello che andava detto l'ho detto. Voi fate come vi pare.
Continuate pure a coltivare quel senso di inadeguatezza che vi porta a squartarvi il petto e a guardarci dentro vincendo una paura sempre più grande, a sguazzare in un caparbio anonimato che vi ostinate a difendere come la corona di ferro.
Fregatevene dei miei consigli e continuate a pensare che l'Arte debba scuotere l'anima, insinuare dubbi, dividere il padre dal figlio, sbeffeggiare e smascherare il Potere e i suoi trucchi, imitare, ispirare e magari prendere pure in giro la Natura e la vita... se proprio ci tenete.
Io lo dicevo perché ho imparato la lezione, perché conosco la vita, per il vostro bene... e anche perché... accidenti, non so proprio cosa avrei fatto senza di voi.
*Luigi Rovito è nato e vive a Napoli. In gioventù si è occupato di fotografia e comunicazione audiovisiva artistica e scientifica. Ha poi pubblicato testi, dispense didattiche e saggi di Navigazione inerziale, Meccanica celeste, Storia della Navigazione e del Magnetismo navale su riviste scientifiche italiane e internazionali. Parallelamente si è occupato di Storia, Filosofia e Politica della Scienza.
Ha esordito nella narrativa con la raccolta Mostrami la via di casa e altri racconti, Marotta & Cafiero, Napoli 2003. Alcuni suoi lavori sono stati pubblicati su riviste culturali e letterarie italiane.
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