Il Foglio Clandestino
Aperiodico Ad Apparizione Aleatoria



Della moralità poetica

di Leonello Rabatti

Non è il caso di addentrarsi nella selva "aspra e forte" alla quale i concetti di poesia e poeta rimandano. E tuttavia credo che, per cercare una sintesi, moralità sia il termine maggiormente vicino all'autentica ricerca poetica.
Al fondo di ogni vera condizione di ricerca vi è un'esperienza di sofferta interrogazione sul senso della vita e sul proprio ruolo nel mondo: sulla superficie intatta della sensibilità individuale, acuta e irripetibile, immersa nell'enigma martellante della scansione temporale, si formano le grandi domande sul mistero dell'essere. Ad esse, al caos della dimensione terrestre, non è possibile dare nessuna risposta definitiva, ma soltanto cercare approdi transitori, utilizzando lo strumento della parola poetica, tramite la quale ricomporre un'armonia che si opponga alla frammentazione della razionalità e dell'intelletto empirico e limitato. L'armonia è bellezza perché in essa trovano una compiuta modulazione i frammenti caotici della realtà quotidiana, riacquistano un nuovo equilibrio e rivitalizzante significato gli sparsi relitti delle abusate convenzioni comunicative. Vi è quindi una costante "ansia metafisica" in chi si dedica alla vera ricerca poetica, un senso di separazione rispetto al reale, di disagio, se non di opposizione verso un ordine costituito che rispetta i superficiali equilibri delle convenzioni. Quest'ansia conoscitiva è nostalgica aspirazione ad una più alta ricomposizione dei limitati frammenti della razionalità vigente, da attuarsi tramite il senso di bellezza dato dall'espressione poetica, entro il tessuto musicale dei versi. La profonda moralità che sostiene ogni vera ricerca poetica è intrinseca alla forza dolorosa delle basilari interrogazioni esistenziali, nutrimento e sangue del tentativo poetico.
Moralità, quindi, non secondo l'accezione banalizzante di un'etica convenzionale e manichea, ma qualcosa che riguarda la profondità e al contempo l'altezza di una religiosità "laica" e antidogmatica che aspira all'universale. In essa è presente la consapevolezza della complessità del reale, della tragicità insita in ogni vita umana, col suo procedere per nuclei oppositivi, dei quali l'esperienza del poeta ha piena conoscenza. Ed è proprio dall'humus dell'esperienza vitale, vissuta in tutta la sua ampiezza, che nasce il tentativo espressivo, con la conciliazione transitoria della tragica oppositività in cui sono immerse la mente e il cuore degli uomini. In realtà è necessario esperire anche la dissoluzione, il negativo, il male, che costituiscono uno dei due poli dell'animo umano, e la stessa degradazione è materia indispensabile a cui si oppone quel moto contrario, ascensionale, rivolto alla ricerca di armonia. Da questo attrito tremendo scaturiscono il senso ed il valore della poesia vera.
La stretta connessione tra poesia e moralità costringe il poeta a rifugiarsi negli interstizi, negli spazi marginali, per sottrarsi al clamore di un agone letterario totalmente falsato nelle capacità di riconoscere i valori autentici.
Per questo motivo il poeta vero non può mischiarsi al frastuono dell'attuale "mercato" letterario, dove spesso coloro che emergono sono soltanto quelli che più abilmente sanno utilizzare i meccanismi degradati di un utilitarismo privo di qualsiasi sostegno ideale, agli antipodi della vera tensione spirituale. Le due dimensioni sono necessariamente inconciliabili e mai come nella nostra devastata contemporaneità il "successo" è indice di falsità, di assenza di valore autentico, o nei casi migliori, è soltanto abile artigianato, sostenuto da una conoscenza puramente intellettuale, "orizzontale", per così dire, priva dello slancio sofferto, "verticale", dato dalla ricerca spirituale.
La proliferazione inarrestabile degli individualismi, delle astuzie massmediatiche, dei vuoti proclami dell'autopromozione "amicale"; l'utilizzo di un'ampia varietà di mezzi (tecnici, editoriali, finanziari...), in passato inimmaginabile, hanno moltiplicato a dismisura la complessità del panorama letterario. A ciò si aggiunge la mancanza di un solido riferimento in ambito critico, che sappia garantire un indispensabile "filtro" selettivo alla massa enorme del materiale prodotto. Ognuno, esprimendosi, ritiene di poter assurgere al ruolo di scrittore e poeta, aspirando a guadagnare il proprio spazio, la propria personale platea. Autoreferenzialità; saturazione di ogni circuito comunicativo; assenza sostanziale di un pubblico di lettori-fruitori dell'espressione poetica: questi i risultati dell'atomizzazione ipersoggettiva della ricerca letteraria, cui corrisponde un'eguale, se non più accentuata, frammentazione del "discorso" poetico, facendo frequentemente dubitare della sua intatta capacità di veicolare comunicazioni-emozioni.
Se ogni individualità ha il diritto di esprimersi e di coltivare la propria sensibilità, cercando la comunicazione col mondo, molti dovrebbero riflettere sul valore della propria espressione e cercare di "sentire" dentro di sé quella spinta, quell'"urgenza" comunicativa che sola garantisce la validità e il senso del tentativo espressivo.
Esistono nella contemporaneità, o nel recente passato, versi memorabili, componimenti che rimarranno nel tempo?
Ci sono gli strumenti per stabilire una gerarchia di valori poetico-letterari, selezionare ciò che, per riconosciuto valore "oggettivo", per l'altezza della spiritualità che esprime, è anche in grado di riassumere il "tono" di un'epoca?
O non esiste più una sensibilità letteraria che sappia assimilare, interpretare e restituire la vastità di una dimensione storico-culturale, sapendola elevare all'universalità "astorica", come è talvolta avvenuto nel secolo scorso?
Viviamo ormai in un tempo in cui la grandezza, l'"alto valore", non sono più possibili, perché talmente smisurati sono i dati della conoscenza, provenienti dagli innumerevoli settori specialistici, che è impossibile condensarli in quella forma superiore, riassuntiva dell'impervia frammentazione dello scibile, che dovrebbe essere la poesia?
Sommersi ormai da infiniti frammenti, abbiamo perduto la capacità spirituale, la forza di una sintesi conoscitiva che possa ricomporre il caos in rinnovata armonia?
Queste mi paiono le ineludibili domande con le quali confrontarsi.
Nell'ottundimento e nell'atrofizzazione sempre più estesi delle facoltà sensoriali, provocati dalla virtualità tecnologica e massamediatica, la riconoscibilità dell'espressione poetica autentica può tuttavia essere ancora garantita dalla "presenza" spirituale, fisica, del poeta stesso, che non è banale "eccentricità" ma la capacità di comunicare, tramite i versi ed il suo "essere" ("esserci"), qualcosa che attiene la sfera emozionale e travalica l'ambito puramente intellettual-razionale, qualcosa che indica una dimensione "altra", la coerenza di una "fedeltà" all'ideale.

Leonello Rabatti

*Leonello Rabatti è nato a Reggello (FI) il 7.11.1960. Vive a Prato. Ha pubblicato privatamente due libri di poesie e prose, Limite del Silenzio (1992) e Destino (1995). Ha collaborato a varie riviste con saggi critici (tra i quali alcuni dedicati a Peter Russell) e traduzioni dallo spagnolo di scrittori latinoamericani. È lettore in pubblico di testi poetici. È stato legato da lunga amicizia a Peter Russell, le cui vicende, umane e letterarie, ha seguito fino all'ultimo.


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