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Il Foglio Clandestino Pubblichiamo la prima replica al nostro editoriale dello scorso numero. Auspichiamo possano giungere ulteriori contributi. E-mail
La responsabilità del contenitore e del contenuto di Mauro Daltin*
Che cosa significa fare cultura? Secondo me vuol dire fare circolare idee, riflessioni, testi, poesie, musica, letture e così via. Il verbo circolare è fondamentale: far conoscere, discutere, confrontare, crescere. Se la cultura si chiude in se stessa e si mercifica allora questo passaggio si interrompe sul nascere e si auto alimenta senza possibilità di allargare i suoi fruitori. Faccio lesempio della realtà editoriale friulana. In Friuli, quasi tutta leditoria si sostiene con i finanziamenti pubblici, alcuni concessi anche grazie alla legge sulla tutela della lingua friulana (la parola tutela è discutibile, ma fino a poco fa la legge utilizzava questo verbo). Se si estingue il finanziamento, il più delle volte lattività cessa. Invece di approfittare di questa possibilità come stimolo e come grande vantaggio, gli editori intascano il contributo, pubblicano il libro e non lo promuovono perché i conti sono già tornati. Prima si cerca il finanziamento e poi si pubblica il libro in base alla cifra donata dagli enti. La scelta quindi non è una scelta culturale, ma politica: conosco lassessore tal dei tali, il finanziatore si impegna a comprare cento copie, così posso ritornare nei costi previsti. Quel libro lo si intravede in qualche libreria e tutto finisce così. Lautore è soddisfatto perché distribuisce le sue trenta copie agli amici e vede pubblicato un trafiletto sui giornali locali, leditore tutto sommato è contento perché, senza tanta fatica, si veste da operatore culturale e si può vantare in qualche tavola rotonda, e il finanziatore pubblico può ritenersi sensibile alla politica culturale della zona. Sappiamo tutti che se il libro non viene pubblicizzato, promosso, presentato, recensito eccetera non venderà che 30 copie. Sappiamo tutti che lo sforzo maggiore da supportare comincia dopo che il libro ha preso forma. Eppure in Friuli la parola marketing culturale sembra ai più sconosciuta: pochissime presentazioni (le poche che vengono organizzate nascono dalla passione e dalla voglia di qualche scrittore), quasi nulla la pubblicità nei giornali e nelle televisioni. E poi si piange il morto dicendo che leditoria sta male, che i libri non si vendono, che bisogna arrivare alla fine del mese eccetera eccetera. Eppure mi sembra che in Friuli, una realtà editoriale come "Edizioni Biblioteca dellImmagine" (è un esempio) ce labbia fatta, abbia rischiato e lo abbia fatto più che bene, non entrando in merito alle scelte editoriali, ma sottolineando loperazione di visibilità e marketing sottesa a quella casa editrice. Ogni imprenditore deve rischiare. Se viene meno il concetto di rischio, automaticamente viene meno anche la qualifica di imprenditore. Questo è quello che spesso accade in Friuli, ma è lo stesso principio che vale per leditoria a pagamento solo che, invece di aspettare il finanziamento, si chiede una quota allautore stesso. Stessa regola: si cerca di togliere il fattore di rischio. Solo che qui si innesta una questione etica perché nella contrattazione le due parti hanno due pesi diversi: leditore forte della sua posizione contro lautore che (non senza colpe) il più delle volte è colpito dalla sindrome dignoranza del mercato editoriale, vanità, speranza e sogno. Quindi, la contrattazione è paragonabile a quella che si ha quando una persona si reca da un mago per risolvere i suoi problemi. Che cosa fa un editore dopo aver ricevuto 2/3.000 euro da un autore? Pubblica il libro, consegna 100 copie al malcapitato, distribuisce qualcosa in una decina di librerie, spedisce qua e là il volume e poi ricomincia la trafila con un altro prodotto. Questa secondo me non è circolazione della cultura. Quel libro difficilmente verrà letto, non viene presentato, non si studiano operazioni atte a promuovere lautore e il testo. E allora tanto vale andare in tipografia, stampare il proprio libro e spedirlo in prima persona a scrittori, editori seri, giornali, riviste eccetera. Ma questo non farebbe dire allo scrittore: «Ho pubblicato, sono uno scrittore» e quindi gli rimarrebbe il gusto dinsoddisfazione in bocca. Daltra parte esempi di case editrici che sopravvivono senza questa "tassa" ci sono e sono vive: PeQuod, Stampa Alternativa, minimum fax, Lietocolle, Diabasis, Marsilio, Biblioteca della Ciminiera, Marcos Y Marcos, Fernandel, Fazi, oppure penso a molte riviste o associazioni o siti internet. E guarda caso si tratta per lo più di case editrici o riviste di qualità, o, meglio, dove la qualità dei testi viene sopra ogni cosa con operazioni editoriali che certamente si possono discutere e che possono piacere o non piacere (e per fortuna che può essere ancora così). Ma la scelta, la selezione, la critica su un saggio, su una poesia, su un racconto può essere libera solo se si è consapevoli che il mettersi in gioco sia una prerogativa sia di chi sceglie sia di chi è scelto. E non solo di una delle due parti. La forza sta nella libertà di cercare e selezionare la qualità perché solo partendo da una tutela del testo si può arrivare a compiere operazioni culturali che poi, credo, se sono oneste e appoggiate su solide basi, producano anche vendite e quindi guadagni. Questa è la "responsabilità del contenuto", cioè la forza che deve avere un testo nellarrivare al suo fruitore. Da questo punto, dal contenuto, allora si potrà cominciare a parlare di "responsabilità del contenitore". Con che grande volontà, impegno, attenzione e forza un editore, un direttore di rivista o un operatore culturale seleziona un romanzo o un racconto o una poesia quando è consapevole che, da quella scelta, in cui lui crede, dipende il successo di quel libro e di quella rivista e quindi il suo? E invece con che minore forza, rigore e impegno un editore seleziona e lavora su un testo quando conosce già che, al di là della vendita o meno del suo prodotto, lui ha già prima di partire coperto le spese?
*Mauro Daltin, ventisei anni, friulano. Laurea in Scienze Politiche a Padova con una tesi su 1984 di Orwell. A Milano frequenta un corso di specializzazione in editoria. Lavora per tre mesi alla redazione del Touring Club Italiano, poi torna in Friuli, dove cura le pagine culturali del settimanale Il Nuovo Fvg di Udine. Fonda Paginazero on line, ora anche su carta. Costituisce lAssociazione letteraria "Festa Mobile" e organizza incontri letterari. Collabora con case editrici e associazioni, scrive racconti e articoli, alcuni sono stati pubblicati su riviste e antologie. Per mandare commenti o contributi: scriveteci!
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