Per centinaia di anni la poesia kurda dautore,
salvo qualche eccezione, non si è discostata molto dalla poesia del Medio Oriente in
generale, per quanto riguarda i contenuti, le forme espressive, la metrica. [...]
Le voci educative, patriottiche, tese ad insegnare
il valore della libertà sono state poche, nella poesia kurda, fino alla conclusione della
prima guerra mondiale. Le conseguenze di quella guerra sono state tragiche. Non soltanto
il popolo kurdo non ha ottenuto i benché minimi diritti nazionali, ma lo stesso
territorio del Kurdistan, e quindi la nazione kurda, sono stati smembrati e divisi tra gli
Stati confinanti. Tali Stati hanno immediatamente cercato di annullare al loro interno
lidentità Kurda e per cancellare il nome dei Kurdi e del Kurdistan dalla storia del
mondo hanno applicato politiche di oppressione con incarcerazioni, deportazioni, massacri,
nella totale negazione di ogni diritto umano. Per applicare questa politica in modo più
silenzioso e più facile, hanno cominciato ad attuarla in primo luogo nei confronti degli
intellettuali, nonostante il loro numero, allinterno della società kurda, fosse
relativamente esiguo. Ma gli intellettuali erano considerati, dal potere nemico, come il
fuoco che cova sotto la paglia. Per tagliare i contatti tra gli intellettuali e la
popolazione, per evitare che la loro voce arrivasse alla nazione e illustrasse gli
obiettivi della sporca politica del nemico incoraggiando la resistenza, la rivolta, la
lotta per riottenere i legittimi diritti, negati, il potere ha vietato ogni forma di
libertà. La realtà ha dimostrato che i nemici del popolo kurdo anche in questa politica
si erano sbagliati e non avevano capito ancora che "quando un popolo paga la libertà
con il sangue, nessuno può sbarragli la strada". Così, il piano realizzato dai
governi per tagliare i contatti tra gli intellettuali e la popolazione del Kurdistan ha
avuto lesito contrario, ha rinsaldato i contatti e ha provocato lavvicinamento
tra la popolazione e gli intellettuali, soprattutto poeti e scrittori, i quali, con scelta
appropriata, hanno puntato molto sulla poesia. La poesia dautore, che era un genere
prima piuttosto elitario, è diventata allora uno strumento di espressione quasi normale
per rivelare la volontà, gli obiettivi, la sensibilità, il dolore e la felicità degli
esseri umani in una forma attraente che, unita con la musicalità del ritmo, riusciva a
entrare in tutte le orecchie e a risuonare su tutte le bocche. La poesia è così andata
incontro alla popolazione, abbracciando tutti con amore e portando con sé le idee di
libertà, di patriottismo, di democrazia, di umanità. La poesia ha espresso il dolore del
popolo e il suo odio nei confronti delloppressione e ha mostrato che la liberazione
nazionale è lunica strada per ritornare a vivere. [...]
Alcuni tra i poeti hanno combattuto sul campo di
battaglia e hanno dato la vita, come martiri.
Loppressione, la tirannia degli occupanti del
Kurdistan, torturatori dei Kurdi, hanno dunque provocato una rivoluzione anche nella
poesia.
(Tratto dalla prefazione di Ibrahim
Ahmad)
QUARTINE
Sono laquila che vive sulle vette
dallalto osservo i pascoli.
Senza famiglia, senza casa e terra
come sudario avrò le mie ali soltanto.
Tutto quel che io desidero è di avere accanto
un volto splendente come il tulipano.
Se alle montagne narrassi il mio soffrire
sui pendii non crescerebbero più i fiori.
È addolorato il mio cuore, Signore,
soffre e trema dangoscia
anela alla patria, piange lesilio.
E questo fuoco mi brucia.
Baba Tahir, sec. X
LE STELLE E IO
Brillano nella notte le stelle lontane
tristi come io son triste, come me insonni.
Da anni, loro e io, conosciamo notti di veglia;
quante notti, loro e io, senza posare il capo!
Ieri, allalba, piangevano la mia sorte
vedendomi perso, infelice fra amici e nemici.
Mai avevo sentito per me tale affanno, mai,
sulla mia sorte, un pianto di nuvola che si disperde.
Lacrime di stelle! E credevo fosse solo rugiada.
Al vento ho chiesto di farsi dire il motivo di tanta tristezza.
Perché le stelle non sono come noi siamo,
le stelle, loro, stanno vicino al cuore di Dio.
E il messaggero tracciò sullerba, con la rugiada,
"La fiamma del dolore dei Kurdi è salita fino al cielo,
il grido dei Kurdi del Nord è arrivato al cielo:
è lardore dei loro sospiri, che ci fa lacrimare".
Piramerd, sec. XIX/XX
CALZE
Fuori, il freddo Dicembre
ha reso muto il vento.
Dentro, lei siede
tutta sola.
Come agnellini
intorno a lei dormono i suoi figli.
Suo marito, da molti anni ormai,
è un uragano che insegue
lamore di queste montagne.
Lei siede tutta sola
lei sembra un salice piangente,
il capo curvo sul grembo.
Lavora e lavora e lavora
per finire il paio di calze di lana
che lui le ha chiesto.
A mezzanotte saranno pronte.
Ma lei non sa
che quando quel paio di calze arriverà
dovè il suo uomo,
a lui, servirà soltanto la sinistra.
Sherko Bekas, sec. XX
DIALOGHI
Ho posato lorecchio sopra il cuore
della terra.
Parlava damore, del suo amore
per la pioggia,
la terra.
Ho posato lorecchio sul liquido cuore
dellacqua.
Il mio amore, lamor mio
è la sorgente, cantava
lacqua.
Lho posato sul cuore
dellalbero.
Della sua folta chioma,
lamore suo diceva,
lalbero.
Ma quando accostai lorecchio
allamore stesso,
che non ha nome,
era di libertà che parlava,
lamore.
Sherko Bekas
QUANDO
Quando prendi un suo raggio
e con quello scrivi,
ti fa visita il sole
e ti regala un libro.
Quando sai leggere
le parole dellonda
ti fa visita lacqua
e ti regala la sua ninfa più bella.
E quando ti si accende nel cuore
lamore per gli oppressi
ti fa visita il futuro
e ti offre tutta la felicità del mondo.
Sherko Bekas
LA NOSTRA POESIA È SCRITTA CON
LE LACRIME
Nelloscurità di anguste celle,
tra usci infami e solidi ferri
fra topi e scarafaggi
seminiamo la nostra parola,
e matura la nostra storia
irrigata dalle lacrime dei bambini
per il padre dietro le sbarre,
nutrita dal desiderio umiliato
delle giovani spose
cui il carcere ha tolto
ben presto lamore.
La fantasia tesse nuovi racconti,
ricama con fili di lacrime,
con colori di sangue,
del sangue dei ragazzi e delle ragazze
che scorre eroico sui nostri monti,
su queste montagne kurde
e così continuano le nostre leggende
si intrecciano altre canzoni.
La nostra ispirazione non nasce
da labbra rosse dipinte,
da occhi e volti
elegantemente abbelliti:
da lacrime, sangue, desiderio
sorge la poesia
rinnova il nostro amore
e sospinta da un soffio leggero vola
oltre le sbarre.
Mehmet Emin Bozarslan, sec. XX
ESSERE LIBERI
Vivere è bello, quando si è liberi,
tutti, uomini e donne, non tu e io soltanto,
liberi di dire la nostra,
di vagabondare per mari e terre,
liberi di bere e mangiare, di lavorare e giocare,
liberi di sceglierci il cammino.
Non trovo le parole; non so con chi prendermela.
Per quanto tempo ancora vivremo incatenati,
nelloscurità, nella vergogna?
Basta.
Finiamola, con lignoranza, andiamo verso la luce!
Spada alla mano, liberiamoci dai mostri
e ritroviamo la fierezza di un nome
così caro, così sacro per noi tutti.
Gegherxuin, sec. XX
QUEL FIORE
Quel fiore
gli hanno strappato i petali, ma è vivo
quel cuore
nella sventura, è rimasto saldo
quella stella
è caduta, con una scia di luce nella foresta
come chi sa morire con un sorriso
quando spalanca le ali
il vento dellaltopiano.
Li porto con me,
sono limmagine
del non arrendersi.
Hejar, sec. XX
FRONTIERE
Terra adorata, mia terra,
amore che ho perduto
se tu fossi remota
in un cielo inaccessibile
o su una vetta ai limiti del mondo
saprei correre da te
anche con scarpe di ferro.
Ma ti separa da me un tratto sottile.
Linvasore lo chiama confine.
Hemin, sec. XX
Da Canti damore e di libertà del popolo kurdo,
(a cura di Laura Schrader), Newton Compton, Roma 1993.