
N umero otto - gennaio
1995
Due poesie di Fernando Pessoa
DILUENTE
La vicina del numero quattordici rideva oggi sulla porta
da dove un mese fa è uscito il funerale del figlio piccolo.
Rideva in modo naturale con lanima nel volto.
Daccordo: è la vita.
Il dolore non dura perchè il dolore non dura.
Daccordo.
Ripeto: daccordo.
Ma il mio cuore non è daccordo.
Il mio cuore romantico fa delle sciarade con legoismo della vita.
Ecco la lezione, o anima di gente!
Se la madre dimentica il figlio che uscì da lei ed è morto,
chi si prenderà la briga di ricordarsi di me?
Sono solo al mondo, come un mattone rotto...
Posso morire come la rugiada si asciuga...
Per unarte naturale della natura solare...
Posso morire per volontà delloblio,
posso morire come nessuno...
Ma questo duole,
questo è indecente per chi ha un cuore...
Questo...
Sì, questo mi rimane nella strozza come un sandwich alle lacrime...
Gloria? Amore? Lanelito di unanima umana?
Apoteosi alla rovescia...
Datemi acqua minerale, che voglio dimenticare la Vita!...
ANNIVERSARIO
Al tempo in cui festeggiavano il giorno del mio compleanno,
io ero felice e nessuno era morto.
Nella casa antica, perfino il mio compleanno era una tradizione secolare,
e lallegria di tutti, e la mia, era giusta come una religione qualsiasi.
Al tempo in cui festeggiavano il giorno del mio compleanno,
avevo la grande salute di non capire alcunché,
di essere intelligente per quelli della famiglia,
e di non aver le speranze che gli altri avevano in mia vece.
Quando arrivai ad avere speranze, non sapevo più avere speranze.
Quando arrivai a guardare la vita, avevo perso il senso della vita.
Sì, quello che fui di supposto per me stesso,
quello che fui di cuore e famiglia,
quello che fui di veglie di semiprovincia,
quello che fui perché mi amavano e perché ero bambino,
quello che fui Dio mio!, quello che solo oggi so di essere stato...
Comè lontano!...
(Nemmeno leco...)
Il tempo in cui festeggiavano il giorno del mio compleanno!
Ciò che oggi sono è come lumidità nel corridoio in fondo alla
casa,
che provoca muffa nelle pareti...
Ciò che oggi sono (e la casa di quelli che mi hanno amato trema attraverso le mie
[lacrime),
ciò che oggi sono è che abbiano venduto la casa,
è che tutti siano morti,
è che io sia sopravvissuto a me stesso come un fiammifero freddo...
Al tempo in cui festeggiavano il giorno del mio compleanno...
Quale oggetto damore è per me quel tempo, come una persona!
Desiderio fisico dellanima di essere lì unaltra volta,
attraverso un viaggio metafisico e carnale,
con una dualità da me a me...
Mangiare il passato come pane per laffamato, senza tempo di burro sotto i denti!
Vedo tutto ancora una volta con una nitidezza che mi rende cieco alle
cose presenti...
La tavola apparecchiata con dei posti in più, con la porcellana migliore, con dei
[bicchieri in più,
la credenza con molte cose dolci, frutta, il resto nellombra sotto la scansia
,
le vecchie zie, i cugini estranei, e tutto era per me,
al tempo in cui festeggiavano il giorno del mio compleanno...
Fermati, cuore mio!
Non pensare! Lascia il pensiero alla testa!
Oh mio Dio, mio Dio, mio Dio!
Oggi non compio più gli anni.
Perduro.
I miei giorni si addizionano.
Sarò vecchio quando lo sarò.
Nientaltro.
Rabbia di non aver portato in tasca il passato rubato!
Il tempo in cui festeggiavano il giorno del mio compleanno!...
15 ottobre 1929
Da: Fernando Pessoa, Poesie di Álvaro de Campos, (a cura di
Maria José de Lancastre, traduzione di Antonio Tabucchi), Adelphi, Milano 1993.

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