Il Foglio Clandestino
Aperiodico Ad Apparizione Aleatoria

Numero sessanta -
I/2007
A fil di penna
DEI SESSANTA
Il sessantesimo numero della rivista, che entra nel quindicesimo anno di ricerca e cammino, si presenta con una rinnovata veste grafica. Temo che il nuovo formato in brossura, che soltanto in apparenza è segno di maggior cura, potrà risultare più accattivante e dare alla pubblicazione un’immagine più “seria”, più degna di considerazione. Forse... Per il rispetto verso la letteratura e la serietà che mi hanno sempre guidato nella preparazione di quest’anima cartacea, questa è solo una forma differente, sulla quale spero pochi si soffermeranno a meditare.
..... La realtà è che il mondo letterario, l’universo culturale è preda come tutti gli altri settori, di una diffusa e non soffusa superficialità; accade che non solo l’occhio si accontenti delle apparenze ma anche lo spirito, troppo spesso. La rivista ha la stessa passione, il medesimo spirito, di quando apparve, fuori linea e irrispettosa dell’etichetta, col primo numero nel 1993; è cambiata l’età di chi la compone, qualche tratto appena. La crescita è tutta interiore, mi piace pensarlo, sono più coscienti gli obiettivi della ricerca, quindi più decisa la “linea” della rivista, e anche, credo, coloro che contribuiscono al cammino, autori e collaboratori. È stata resa migliore, lo spero, nella capacità di ascolto, nel guardare sempre più lontano, nel cercare visioni sempre più sfaccettate e dissimili da quanto si è già letto. Ora cambia formato, ma la capacità e la volontà di stupirsi non la perde: con tenacia, testardaggine, sèguita a cercare un orizzonte dopo l’altro, anche oltre le nuvole, la discarica di parole e immagini che attraversa il nostro tempo e, purtroppo, lo delinea, oltre le luci bluastre dei televisori, degli schermi che ci riflettono ovunque.
..... Ai margini della strada Il Foglio Clandestino lascia pagine, per chi seguirà e da chi è passato già raccoglie voci e profumi, sussurri e rabbia, non per detenere e raccontare la verità, ma perché una qualche ricchezza, libera, possa seguitare a brillare e risuonare, non solo nelle stanze chiuse, sotto le lampade o le finestre dei singoli lettori, ma anche fuori. Oltre i muri, i vetri, dove riusciamo a percepire il passo solitario sull’asfalto notturno o il vento tra gli alberi che sono, a volte, solo da immaginare, ma ugualmente e potentemente reali; dove riusciamo a sentire anche l’umido dell’erba alta, dalle caviglie al sorriso. Così, dentro di noi, ci sarà ancora spazio per il prossimo incontro, sulle pagine o negli occhi di chi ci passa, e a volte rimane, accanto.
..... Non ce ne vogliate, ma abbiamo dovuto inventarci anche un prezzo (sei euro), per ragioni fiscali, e una sorta di abbonamento. Lo intendiamo, e sempre sarà così, come una stretta di mano lungo il viaggio, un sostegno per dare energia alla nostra, comune passione e all’amore per la cultura e la scrittura. Buona lettura e buona vita.
g.g.
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S. Felice s/Panaro, 31 luglio 2007
Nuova serie più accattivante, forse; più seria, mah.
Io preferivo i punti metallici della cucitura a quaderno, quello della mia prima elementare, con la Maestra ripescata dal ventennio fascista che ha saputo insegnarmi, come nessun’altro avrebbe saputo, quel sano e profondo disprezzo per l’istituzione autoritaria che ancor oggi mi accompagna. Al di là di questo devo dire che insieme alla vecchia veste, perché parlo solo dell’aspetto esteriore, s’è perso anche un lato certamente più formale, che lasciava pensare che a quei punti metallici fosse rimasta attaccata anche un’aria un po’ snob, quasi uno strascico di nobiltà. La brossura invece rimanda a giovani impazienti, tutti camicia a mezze maniche e cravatta a righe. Come dire dai Savoia alla massima espansione agli Agnelli al minimo denominatore.
La nuova copertina invece, più sgombra, con caratteri meno inquadrati e quel sessanta in numero romano ma in maiuscolo quasi corsivo, danno un senso più liberatorio, più defilato, e poi quel diavolo, così caparbiamente attaccato alla verga di Gutenberg tanto da conferirle un ascendente di tipo sessuale, lasciano presagire un ingresso un po’ più prepotente dell’ironia, del sarcasmo, la qual cosa non guasterebbe; parlo sempre dell’aspetto esteriore, ché per i contenuti più alti non credo di aver licenza. Devo dire tuttavia che non mi è mai parso di scorgere ombra di quello che si dice “linea editoriale”, il che significa che i responsabili non sono costretti a dire menzogne per giustificare le loro scelte.
Auguri miei cari, poveri, diavoli.
Francesco Mandrino
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