
Numero trenta -
maggio/luglio 1999
Angelo Maria Ripellino
Come illudersi
nella poesia, quando alcuni governi...
Come illudersi nella poesia, quando alcuni governi
mandano ancora in prigione per divergenza ideologica?
Quando esistono campi di pena e segrete e tortura,
e l'uomo è schiacciato dai soccorrimenti fraterni,
dalle moíne di una premurosa censura?
Come illudersi nella poesia, se quest'epoca pròspera
barrientos, gomúlkoli, scigaliòv, papadòpuli,
enormi bolle in cui scende il Maligno, ghignando
da labbra a cuore che suggono come ventose,
amostanti satolli, baracche di tintinnanti medaglie,
pettorali farciti, gravígradi quàccheri,
in cui presunzione con insipienza si accòpula,
fanfalucchi nefandi che mingono dogmi, bargelli
sempre con sènapo al capo e grugnito di ciacchi?
Il pensiero, essi dicono, è un vizio che annebbia i cervelli:
e perciò liste di rèprobi, cíngoli, trappole, kàtorghe, carceri.
Come illudersi nella poesia, quando alcuni governi
immergono gli innocenti in vasche di sterco e di urina
e con cachinni da iena, con frigide smorfie da volpe
dànno agli oppressi giusquíamo e scopolamina,
perché inventino le proprie colpe?
Da Poesie, Einaudi, Torino 1990.
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