30- maggio/luglio 99

 

Numero trenta - maggio/luglio 1999

 

Bucefalo

di Alain

 

Quando un neonato piange disperatamente e inconsolabilmente, la madre spesso si abbandona alle più ingegnose supposizioni sul suo giovane carattere, su quello che gli piace e su quello che non gli piace; si appella all’ereditarietà e riconosce nel figlio il carattere del padre. E avanti con le elucubrazioni psicologiche fino a quando non scopre la vera causa di tutto: uno spillo.

Quando Bucefalo, cavallo illustre, venne presentato al giovane Alessandro, nessuno riusciva a restare in sella al terribile animale. Un uomo comune avrebbe decretato: «Proprio un cattivo cavallo». Invece Alessandro cercò lo spillo e lo trovò subito, accorgendosi che Bucefalo aveva una terribile paura della propria ombra; e siccome la paura faceva impennare anche l’ombra, la storia non era mai finita. Allora fece voltare Bucefalo col muso dritto verso il sole e, mantenendo questa direzione, riuscì a rassicurarlo e a domarlo. L’allievo di Aristotele aveva già capito, quindi, che non abbiamo potere sulle passioni se non cerchiamo di scoprirne le cause reali.

Tantissimi hanno respinto la paura e le valide ragioni; ma chi ha paura non sente ragioni; sente il tumulto del proprio cuore e le ondate del sangue. Davanti alla paura, il pedante riflette sul pericolo, il passionale, davanti al pericolo, riflette sulla paura; entrambi pretendono di avere ragione; entrambi sbagliano. Il pedante sbaglia due volte; non cerca le cause reali e non capisce l’errore dell’altro. Chi ha paura s’inventa qualche pericolo proprio per spiegare questa paura reale e constatata molto concretamente. Basta una piccola sorpresa per mettere paura, anche in totale assenza di pericolo; un colpo di pistola, ad esempio, improvviso e molto vicino, o anche soltanto la presenza inaspettata di una persona. Massena, lungo uno scalone poco illuminato, ebbe paura di una statua e fuggì a gambe levate.

L’impazienza di una persona e il suo malumore derivano qualche volta dal fatto di essere rimasta in piedi troppo a lungo; non cercate allora di discutere il suo umore, offritele una sedia. Talleyrand, affermando che le buone maniere sono tutto, ha detto in realtà più di quanto non volesse dire. Per la preoccupazione di non disturbare, cercava lo spillo e finiva col trovarlo. Oggi tutti i diplomatici devono avere qualche spillo sotto la maglietta e da qui, le complicazioni europee; è risaputo che un bambino che strilla fa strillare anche gli altri; e, ancor peggio, tutti strillano dal gran strillare. Le madri con un gesto, diciamo così, professionale rivoltano il bambino a pancia sotto; stimoli e regimi cambiano immediatamente; ecco un’arte di persuadere che non va tanto per il sottile. Nel ‘14, gli uomini importanti furono colti di sorpresa ed ebbero paura. E da qui derivarono tutti i guai. La collera spesso segue alla paura; l’irritazione segue all’eccitazione. Se una persona viene distolta bruscamente dal piacere e dal riposo si viene a creare una situazione piuttosto spiacevole; questa persona cambierà troppo e troppo spesso. Come qualcuno svegliato di colpo; si sveglia troppo. Allora non dite mai che gli uomini sono cattivi; che hanno un brutto carattere. Cercate lo spillo.

                                  8 dicembre 1922

 

Da Sulla felicità, Editori Riuniti, Roma 1992.

 

           

Numero trenta