Questa nostra breve riflessione
prende spunto da una lettera di un partecipante alla quarta edizione di Donna &
Poesia. Il lettore (osiamo sperare sia rimasto tale) ci scrive che era certo della
pubblicazione di una sua poesia, perché rileggendola non la trovava male e perché
"era pacifico che tutti (o quasi) gli elaborati sarebbero stati pubblicati".
Ahimé, qui il fraintendimento, almeno per quanto riguarda La Bottega di Poesia e
le sue attività (Il Foglio Clandestino, Donna & Poesia, Nienteguerre,
le varie collane di traduzioni, poesia e narrativa), è totale. È vero che noi accettiamo
liberi contributi da amici e lettori per finanziare, in parte, le nostre iniziative, ma è
altrettanto vero che non abbiamo mai garantito a nessuno dei nostri sostenitori la
sicurezza della presenza dei loro testi nella rivista o nelle altre pubblicazioni. È
accaduto, infatti, di aver pubblicato testi di autori che non avevano in alcun modo
sostenuto finanziariamente la rivista, e, al contrario, di non aver pubblicato opere di
sostenitori.
Del resto, più volte noi abbiamo scritto sui
nostri fogli e riproposto in incontri e convegni che siamo nettamente contrari a tutte
quelle iniziative che prevedono il pagamento dello spazio di pubblicazione sulle riviste.
Sin troppe testate, a nostro parere, fondano la loro esistenza su questo presupposto e
talvolta, un po spudoratamente, indicano anche le tariffe: per pagina, per poesia o
per racconto, per riportare la biografia, magari corredata di fotografia. Sin
dallinizio la nostra scelta è stata totalmente diversa: da qui nasce la nostra
veste editoriale: è la più economica possibile, ma non è priva di una sua dignità e si
rifà direttamente alle pubblicazioni delle University Press statunitensi, per i tipi
delle quali tanti autori, ora famosi, hanno pubblicato le loro prime prove. E, in
subordine è venuta anche la scelta di non pubblicare recensioni.
Siamo consci che una scelta diversa (quella di far
pagare gli autori esordienti o poco conosciuti per la pubblicazione delle loro opere) ci
avrebbe permesso una veste editoriale più elegante, ma più che la forma ci interessano i
contenuti e, soprattutto, ci preme mantenere la nostra libertà di scelta sui testi da
pubblicare. Siamo ben consci che, come in ogni altra selezione, anche i nostri criteri di
scelta possono essere opinabili, ma sono i nostri, nascono da un dibattito redazionale,
rispecchiano le nostre idee, i nostri gusti e, perché no, le nostre simpatie letterarie.