27- novembre 98

 

Numero ventisette - novembre 1998

A fil di penna

DELLA NECESSITÀ D'ESSER PRECISI

 

Il nostro spazio redazionale viene in questa occasione utilizzato per una «sana» e, speriamo, costruttiva polemica. Vogliamo riflettere sul modo di lavorare di due riviste. «L’Ortica» di Forlì, nel numero 71 – luglio/settembre 1998 pubblica i testi del poeta maltese Olivier Friggieri; nella nota bibliografica si tralascia di ricordare che la rivista «Keraunia» (V, 22, giugno 1995) aveva inserito alcuni testi di Friggieri, traendoli a sua volta dal volume La voce dell’onda (Nemapress, Alghero 1991) che pure non è stato citato. A nostro parere, le riviste, sempre all’affannosa caccia di inediti, non dovrebbero avere la stessa puntigliosità nella definizione della bibliografia, magari dispersa, per ravvivare l’interesse e rendere puntuale la propria ricerca, favorendo così anche la diffusione dei testi? Insomma, non si dovrebbe tentare di compiere uno sforzo ulteriore per rendere più completa l’informazione? Lasciamo ai lettori la risposta.

L’altro appunto vogliamo farlo alla rivista «Pietraserena». Nel numero 32/33 – inverno 1997/primavera 1998 Walter Nesti recensisce Three QuestsTre Cerche, opera di Peter Russell edita, come spesso avviene, personalmente dall’autore e dichiara: «… la pubblicazione delle sue poesie avviene in modo sporadico e "autarchico". Scritte a computer, fotocopiate, rilegate artigianalmente e da lui stesso diffuse» e questo rispecchia ciò che avviene solitamente. Comunque sarebbe stato corretto rendere partecipe il lettore del fatto che anche alcune riviste prestigiose, come «Poesia», o altre con minor diffusione ad esempio «Anki-kele», «Poiesis», «Il Foglio Clandestino» hanno tentato di mettere in luce l’opera di questo autore vittima dell’ostracismo della cultura cosiddetta ufficiale.

Si tratta di «maleducazione letteraria» diffusa, di palese disinteresse e indifferenza verso il lavoro altrui, o di che altro? La verità è che spesso chi svolge un’attività in campo letterario (parliamo di attività indipendentemente dal fatto che da questa possano venire dei guadagni, ma legando a questo termine anche valori quali l’onestà intellettuale, la correttezza, lo scambio e il confronto di idee) ritiene non di sua competenza l’attenta lettura di ciò che altri vanno ricercando e mettendo in luce. Se tale comportamento nel singolo è indice di poca attenzione e, forse, di chiusura mentale, quando questa «inclinazione» si diffonde in una redazione rende meno valido il lavoro svolto. Se non si ha rispetto del lavoro altrui e si ha poca voglia di collaborare sarebbe più onesto dichiararlo apertamente, magari dalla propria turris eburnea.

 

A margine del nostro intervento vorremmo segnalare la cessazione della pubblicazione di due riviste: «Arenaria» di Palermo, da molti anni attiva nel panorama culturale, e, al di là di qualsiasi polemica, «Pietraserena» di Signa che chiuderà le pubblicazioni con il prossimo numero. Ci rammarichiamo di queste decisioni anche se sappiamo bene quali e quanti siano i problemi delle riviste letterarie in Italia. Ci auguriamo fin da ora che si possano riaprire presto questi momenti di passione, magari con minori mezzi finanziari, ma con la stessa tenacia. Le riviste sono da sempre i luoghi migliori per la ricerca culturale, ricche come sono di libertà e di «ossigeno» per il fumoso panorama culturale nazionale; questo, naturalmente, quando si preoccupano più della qualità dei testi diffusi e meno del fatto d’essere patinate e di recare in copertina i nomi più in voga.

 

 La Redazione

 

           

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