25 - maggio/luglio 98

 

Numero venticinque - maggio/luglio 1998

 

DELLA LETTURA

di
Lucio Anneo Seneca


A che servono libri innumerevoli e intere collezioni se, nell'arco della vita, il padrone riesce a malapena a leggerne i titoli? I troppi libri appesantiscono chi studia, non lo istruiscono, ed è molto meglio consacrarsi a pochi autori, che vagabondare senza meta attraverso molti.
Ad Alessandria bruciarono quarantamila volumi. Altri vantino quel meraviglioso monumento della munificenza dei re, come fa anche Livio, che lo definisce capolavoro di buon gusto e di premura regale. Non fu né buon gusto né premura, ma sfarzo culturale, anzi, nemmeno culturale, perché non avevano procurato quei libri per studio, ma per ostentazione, come per molti ignoranti, al di sotto del livello di istruzione elementare, i libri non sono strumenti di studio, ma arredi di sale da pranzo. Ci si procurino libri che bastano, senza ostentazioni.
«Ma», obietti, «sono sempre soldi spesi meglio di quelli sciupati in vasi di Corinto o in quadri.»
Il troppo è sempre fuori posto. Come puoi perdonare ad un uomo che acquista armadi di cedro e avorio, che ricerca le collezioni complete di autori sconosciuti o di pessima recensione, che sbadiglia tra tutte le migliaia di volumi e si diletta dei frontespizi e dei titoli?
Le collezioni complete degli oratori e degli storici le puoi trovare in casa di chi meno studia, in scaffali che toccano il soffitto: oggi, di fatto, in una casa con bagni e terme, è indispensabile allestire una bella biblioteca. Sarei pronto a perdonare, se si sbagliasse per eccessivo amore dello studio, ma oggi, codeste opere rare di sacri geni, ben suddivise sotto i ritratti dei loro autori, si comperano per arredare e abbellire pareti.
Abituiamoci ad evitare il lusso ed a valutare le cose secondo la loro utilità, non per le loro bardature. Il cibo domi la fame, la bevanda la sete, la libidine sia soddisfatta secondo necessità. Impariamo a reggerci sulle nostre membra, a non trattarci e nutrirci all'ultima moda, ma come ci insegna il buon costume antico. Impariamo ad aumentare la temperatura, frenare la lussuria, reprimere la vanità, controllare la collera, guardare serenamente la povertà, praticare la frugalità a dispetto dei molti ai quali parrà vergognoso questo venire incontro con poca spesa alle esigenze naturali, questo tenere come alla catena le ambizioni sfrenate e l'animo preoccupato del futuro, e questo comportarci da persone che chiedono le ricchezze a se stesse e non alla fortuna.



      

Numero venticinque