25 - maggio/luglio 98

 

Numero venticinque - maggio/luglio 1998

 

A fil di penna

DELLE RIVISTE E DEGLI AUTORI "INTROVABILI"

 

Talvolta il mondo culturale e letterario risulta ben strano, scarsamente propenso come è a guardarsi attorno, oltre un talvolta ristretto orizzonte. A distanza di pochi giorni sul «Corriere della Sera» sono apparsi due brevi interventi, quasi appelli, di soggetto letterario.

Da un lato c’è chi si chiede dove siano finite le gloriose riviste letterarie di un tempo, mentre, dall’altro (Patrizia Valduga), si sguaina la spada per bandire la crociata che vorrebbe veder ristampati autori spesso dimenticati. Le due questioni possono convergere…

Innanzitutto, bisogna ricordare come ogni movimento nascente crei una rivista per la comunicazione e la diffusione dei propri "manifesti" e delle opere dei suoi esponenti. Chiaramente, non tutte queste pubblicazioni possono durare. Di alcune si mantiene più duratura memoria, di altre si ricordano i nomi perché autori ormai famosi in quelle redazioni si fecero le "ossa". È un fatto assolutamente fisiologico.

Altro discorso da fare è quello degli spazi, della "visibilità" e reperibilità delle riviste stesse. Praticamente nulle sono le occasioni d’incontro tra le pubblicazioni periodiche (a meno di essere in mano di editori potenti) e il pubblico dei lettori potenziali (che spesso potrebbero essere virtuali e vivacizzanti collaboratori). E quindi, nonostante i problemi e le incomprensioni, alcune riviste devono ringraziare la "generosità" delle librerie ben disposte (quali, ad esempio, le Feltrinelli)!

Come si vede, la questione è: «Come creare spazi alle riviste?», mentre dobbiamo leggere interventi di chi ancora si chiede se queste riviste letterarie esistano!

Riteniamo comunque che ci si rivolga, come spesso avviene, al passato con troppa indulgenza, delineandone i contorni più rosei di quanto non fossero realmente.

Dovremmo cercare tutti di uscire dal nostro isolamento! Le riviste esistono ancora! Forse meno visibili di un tempo, quando la concorrenza di altri "media" non esisteva. Questo obbliga quindi ad uno sforzo supplementare di ricerca, che pensiamo non debba comunque mancare a chi si occupa con serio interesse di ambiti letterari.

Vogliamo rammentare che John Gardner (maestro del grande narratore americano Raymond Carver) ai propri allievi nei corsi universitari di scrittura creativa, insegnava che la poesia e la narrativa migliori si trovano nelle riviste letterarie. Con qualche distinguo e minor forza, forse, ciò vale anche per le riviste italiane.

Passiamo alla seconda questione aperta da Patrizia Valduga: «Come rileggere e far scoprire ai lettori gli autori cosiddetti minori visto che la loro reperibilità è veramente ardua?». Ancora una volta la risposta potrebbe venire dalle pubblicazioni periodiche. Spesso le riviste compiono approfondite e notevoli ricerche in quest’ambito e anche in questo caso il riconoscimento è nettamente inferiore all’impegno profuso, non solo intellettuale ma anche in termini di tempo impiegato.

E a quei responsabili di case editrici che si difendono dicendo che ci vuole coraggio a ripubblicare autori difficili anche sotto il profilo linguistico, ricordiamo che per questi ultimi gli editori dovrebbero usare lo stesso "coraggio" che impiegano per pubblicare e "spingere", con notevoli sforzi economici, sul mercato librario centinaia di volumi di cui non venderanno nemmeno una copia!

 

La Redazione

 

      

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