24- marzo98

 

Numero ventiquattro - marzo 1998

 

Fernando Pessoa

 

Sull’orlo qui della spiaggia, muto e contento del mare

 

Sull’orlo qui della spiaggia, muto e contento del mare,
con nulla più che mi attragga, né nulla più che desideri,
farò un sogno, avrò il mio giorno, chiuderò la vita,
e non mi avrà l’agonia, perché dormirò all’istante.

È come un’ombra la vita, che sopra un fiume trascorre,
come un passo sul tappeto d’una stanza morta e vuota;
l’amore è un sonno che basta all’essere breve che siamo;
la gloria concede e nega; non ha verità la fede.

Per questo sull’orlo bruno della spiaggia muta e sola,
l’anima ho, fatta bambina, franca di pena e dolore;
sogno che quasi non sono, perdo e non ho mai avuto,
ho cominciato a morire prima di avere vissuto.

Mi diano, dove qui giaccio, solo una brezza che passi,
non voglio nulla dal caso, se non la brezza sul viso;
mi diano un amore vago delle cose che mai avrò,
non piacere o dolore, non voglio vita né legge.

Solo voglio, nel silenzio assediato dal suono aspro
del mare, dormire quieto, e nulla desiderare,
dormire nella distanza di uno che suo non fu mai,
tocco dall’aria inodora della brezza di ogni cielo.

 

 

Da Imminenza dell’ignoto, Accademia, Milano 1972.

      

Numero ventiquattro