23 - gennaio 98

 

Numero ventitre - gennaio 1998

 

"Quartine brevi" cinesi del periodo T'ang

a cura di Maria Gabriella Binda

 

Le poesie in esame risalgono tutte la tempo della dinastia T’ang (618-906), epoca d’oro della lirica cinese. L’edizione completa delle liriche di questo periodo è formata da una trentina di volumi con circa quarantanovemila poesie. La scelta comprende liriche di un solo tipo dette "quartine brevi", che per il loro metodo diretto, può rendere l’idea dei metodi espressivi della poesia cinese. Nella traduzione italiana è stata abbandonata la rima tra l’ultima parola del secondo verso e l’ultima del quarto, poiché, dice il traduttore Martin Benedikter, in componimenti tanto densi, un eccessivo scrupolo tecnico può menomare la fresca immediatezza dell’originale.

 

 

CANTO DEI FIORI DI SALICE

 

Lievi volano
    non portati dal vento.
Lievi cadono
    non sfiorando la terra.
In ridda confusi, danzano
    nel limpido spazio:
sì che libero vaga
    il mio pensiero.

Liu Yu-hsi

 

 

ADDIO A PRIMAVERA

 

Di giorno in giorno
    invecchiamo invano.
Anno per anno
    la primavera torna.
Rallegriamoci ancora
    al vino della coppa;
a che piangere i fiori
    che volano.

Wang Wei

 

 

QUARTINA BREVE

 

Sul labile fiume
    la luna segue le rocce.
Nel cavo specchio del ruscello
    le nubi s’accostano ai fiori.
L’uccello cerca il nido
    e sa la nota via.
La barca passa:
    dove riposerà?

Tu Fu

 

 

PIOGGIA NOTTURNA

 

Mattina: dei grilli il grido
    s’alza e si posa.
L’ultima fiamma nella lucerna
    muore e s’avviva.
Dietro la mia finestra, cade, lo so,
    la pioggia notturna
e prime la sussurrano
    le foglie dei banani.

Po Chü-i

 

 

NEVE SUL FIUME

 

Su mille cime si dilegua
    degli uccelli il volo.
Su diecimila vie muore
    degli uomini la traccia.
In solitaria barca, un vecchio,
    manto di giunco e tesa di bambù,
nella neve e nel gelo
    del fiume, solo, pesca…

Liu Tsung-yuan

 

 

GUARDANDO NELLO SPECCHIO

 

Passano gli anni
    svanisce il roseo volto,
col passo del dolore
    s’imbianca la mia chioma:
allo specchio, stamane,
    di quello scrigno aperto,
mi credei un altro,
    incontrai un ignoto.

Li Ch’ung-ssu

 

 

               Da Venti "quartine brevi" cinesi del periodo T’ang, Sansoni, Firenze 1954.

 

      

Numero ventitre