
Numero ventidue - novembre
1997
A fil di penna
Delle riviste
che pubblicano a pagamento
Credevamo che questo vizietto,
o malcostume, fosse ormai in via di estinzione e non restasse che qualche rara
pubblicazione a continuare questa triste abitudine. E invece non è così! Riceviamo
ancora diversi opuscoli che offrono le proprie pagine, o porzioni di esse, dietro diretto
pagamento. Non sappiamo, infatti, come definire altrimenti linvito, rivolto dai
direttori e dalle redazioni ai lettori, di abbonarsi, sottolineando che, secondo
limporto della quota inviata (sottoscrizione vitalizia, sostenitrice, ordinaria e
via dicendo), labbonato ha il diritto di veder pubblicata una poesia, una poesia
più biografia, più poesie con biografia, foto e
Prendendo a prestito, e la
situazione è forse più tragica che comica, unespressione del trio
Aldo-Giovanni-Giacomo, "non ci possiamo credere"! È assurdo, che, proprio
mentre tutti coloro che amano veramente la cultura nel nostro caso la letteratura
cercano di riunirsi, di essere solidali nellintento comune di diffondere
testi validi, chiunque sia lautore e qualsiasi siano le sue capacità economiche,
esistano ancora degli individui che per stampare i loro fogli si fanno pagare dagli
autori. Lasciatecelo dire: se una rivista pubblica quasi esclusivamente i testi dietro la
corresponsione di un abbonamento, il risultato si vede.
Meglio, e non è solo Il Foglio Clandestino
a farlo, rimettersi per la sopravvivenza delle proprie iniziative al libero gradimento dei
lettori. Chi apprezza il lavoro che viene presentato lo sostiene. E la pubblicazione di
testi è del tutto indipendente dallaiuto economico ricevuto. Siamo consci che
questo non significa assolutamente realizzare in ogni caso delle buone riviste; questo
permette, però, di mantenere la propria indipendenza e, se vogliamo, la propria dignità
ed evita la costrizione di pubblicare lavori "xxxxxxx" (inserire
laggettivo a vostra scelta, limportante è che sia negativo) esclusivamente
perché lautore ha pagato. Altrimenti solo chi può destinarvi molti soldi può
veder edite le proprie opere. Ahimè, lo sappiamo tutti, non sempre il denaro genera buona
letteratura
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