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Numero diciannove - marzo 1997 ESISTENZA E RAGIONE di Alain
Certe cose bisogna accettarle senza capirle: in questo senso nessuno vive senza religione. LUniverso è un dato di fatto, e bisogna che la ragione vi si pieghi, e si rassegni a dormire prima di aver contato tutte le stelle. Il bambino sinfuria contro un pezzo di legno o contro un sasso, e molti muovono rimproveri alla pioggia, alla neve, alla grandine, ai venti e al sole, non avendo ben compreso la connessione di tutte le cose, e credendo che ci sia nel mondo un giardiniere capriccioso che possa innaffiare qua e là: ed ecco perché preghiamo. La preghiera è latto irreligioso per eccellenza. Ma se uno ha appena capito la Necessità non domanda più spiegazioni allUniverso. Non dice più: Perché questa pioggia? Perché questa peste? Perché questa morte? Sa che non cè risposta a queste domande. Così è, ecco tutto quel che si può dire, e non è dir poco. Esistere è qualcosa, e questo schiaccia tutte le ragioni. Ebbene, propenderei a credere che il vero sentimento religioso stia nellamare ciò che esiste. Ma ciò che esiste merita forse di essere amato? Certo che no. Bisogna amare il mondo senza giudicarlo, bisogna piegarsi di fronte allesistenza. Non voglio dire che si debba uccidere la propria ragione e, per dir così, naufragare in quel mare; in tal caso non ci sarebbe più nulla a cui inchinarsi. Ma la vita non è così semplice. Bisogna rispettare quel tanto di ragione che si possiede e realizzare per quanto si può la Giustizia. Ma bisogna pure saper meditare su questa verità, ossia che nessuna ragione può dare lesistenza, e che nessuna esistenza può dare le sue ragioni. Una donna che partorisce è tuttaltra cosa di un Archimede che inventa. A voi che vi dirigete verso la Foresta Verde per respirare attorno ai rami bagnati i primi vapori della primavera, apparirà bello che le foglie si spieghino al nuovo sole e quindi i semi maturino e cadano a terra. Si potrebbe dire, volendolo, che ognuno di questi semi ha il suo destino, che è di germogliare, crescere e diventare albero a sua volta, mentre tale cosa non capita forse neanche a uno solo su un milione che marciscono. Ma voi non ci pensate, aprite gli occhi e le orecchie, in voi tutti si riaccende lo stesso fuoco divino. Sentite di essere anche voi figli della terra, e adorate questo vecchio mondo, lo prendete comè e adorate tutto. Andate pure, amici, andate a dire la vostra preghiera. Sento già le campane di Pasqua. Da Cento e un ragionamenti, Einaudi, Torino 1960.
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