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Numero diciannove - marzo 1997 Aforismi
Come fare, ci chiedevamo, per usare la politica senza farci cambiare da essa, come usarla contro chi ammazza il tempo, leconomia pubblica, la vita. (José María Arguedas)
Scrivere è larte forse di cinquanta persone, delle quali trenta non sono normali. Quello che pubblicano le grandi case editrici non è arte, ma il lavoro di persone che soddisfano la loro mediocrità scrivendo. (Gottfried Benn)
Il freddo mi ha educato e mi ha messo una penna / fra le dita, per riscaldarle strette a pugno. (Joseph Brodsky)
Sì, luomo è fine a se stesso. Ed è anche il suo solo fine. Se vuol essere qualche cosa, deve esserlo in questa vita. (Albert Camus)
Quello che irrita nella disperazione è la sua fondatezza, la sua evidenza, la sua «documentazione»: è cronaca. Esaminate, invece, la speranza, la sua munificenza nella falsità, la sua mania affabulatrice, il suo rifiuto dellevento: unaberrazione, una finzione. Proprio in questaberrazione risiede la vita, proprio di questa finzione essa si nutre. (Emil M. Cioran)
La poesia è una religione senza speranza. (Jean Cocteau)
Lamore per i libri solo in due casi merita stima: 1. quando li si considera per ciò che valgono; 2. quando li si possegga per gli altri altrettanto che per se stessi. (DAlambert e Diderot)
Niente al mondo è più bello che scrivere. Anche male. Anche in modo da far ridere la gente. Lunica cosa che so è forse questa. (Silvio DArzo)
In realtà noi viviamo soltanto in qualche ora della nostra vita... (Fedor Dostoevskij)
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