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Numero diciotto - gennaio 1997 LA 'LETTERATURA SOTTERRANEA' di Maria Gabriella Binda
La letteratura sotterranea nacque negli anni cinquanta, in Ungheria, nelle carceri e nelle miniere per mano di perseguitati dal regime comunista. Nel carcere di Vác vennero scritti ben dodici volumi del Giardino erboso, ma di questi volumi solo i primi tre furono salvati. Fu Tibor Tollas poeta clandestino a raccogliere i manoscritti, vergati in gran parte su carta igienica, ricavandone il testo stando rannicchiato su un pagliericcio, anche lui rinchiuso con molti compagni nel carcere di Vác. I prigionieri erano studenti, soldati, operai e vennero richiusi, a partire dal 195051, in celle singole, coperti di miseri cenci, qui giacevano soffrendo la fame e il gelo. Per lunghi mesi fu loro negata la possibilitŕ di leggere libri e giornali. Allora per difendere il loro equilibrio psichico (sia dalle visioni provocate dalla fame sia dalla paura e dalla vendetta) cominciarono a scavare nella loro memoria cercando di ricordare le poesie imparate a scuola. Lentamente ci riuscirono, poi passarono alle canzoni e alle arie dopera. Fu cosě che nel primo anno di detenzione a Vác trenta forzati impararono in francese i testi di Jattendrai e di Parlez moi damour. In quel periodo di segregazione completa e di torture orribili, erano disposti a imparare tutto ed avendo esaurito le poesie ungheresi rivolsero la loro attenzione ai versi, molto limitati, in lingua straniera. Tutti i prigionieri impararono cosě a memoria il Rainy day e Those evening bells e grazie a un recluso che conosceva tre pagine del Christmas tale di Dickens, sessanta uomini cominciarono a balbettare Marly was dead. Ma questi uomini assetati di sapere impararono moltissimo luno dallaltro: formule chimiche, ideogrammi cinesi, ornitologia, storia della filosofia e matematica commerciale. Clandestinamente discutevano dellEuropa unita, di architettura greca e di altri argomenti. Il 1952 e 1953 furono gli anni piů feroci del terrore, ma nonostante le frequenti e crudeli punizioni a cui venivano sottoposti nulla li piegava e ogni giorno diventavano ancora piů duri e decisi. Dal 1954 fu loro consentito di lavorare in miniera e poi in campi di lavoro forzato. In queste condizioni, piů agevoli, nacquero le prime poesie. Fu cosě che i minatori scoprirono in Tibor Tollas il poeta. Dalla viva voce di quelluomo, nero di polvere di carbone, poterono ascoltare e apprezzare la veritŕ e la vicinanza della poesia e della bellezza. Il piů fervente seguace e protettore di Tollas fu un minatore analfabeta, alto quasi due metri e che pesava un quintale. Egli imparava a memoria le poesie e al suo ritorno a casa le dettava ai suoi cinque figli e ne diffondeva le copie nelle osterie dei dintorni. Nel 1955 nel carcere di Vác vi erano circa quattrocento prigionieri e, inaspettatamente, nei minuti rubati al lavoro, durante le passeggiate e la sera, nelle celle comuni, cominciň a svilupparsi una vivace vita letteraria. Col nascere della letteratura si andarono formando pubblico e critici e tutti vollero studiare, istruirsi, recuperando cosě in qualche modo gli anni perduti. Dalle poesie raccolte, italiane, tedesche, francesi, inglesi, latine ognuno si impegnň a tradurre secondo le proprie inclinazioni; affinché le poesie fossero accessibili a tutti i prigionieri vennero raccolte e riunite in volumi. Per riuscire nel loro intento dovettero rubare carta, inchiostro, penne e tempo per scrivere, organizzando macchinose cospirazioni. Dopo il successo ottenuto dal primo volume, comparvero altre tre antologie poetiche per il pubblico della prigione, nelle quali furono raccolte tutte le poesie della letteratura mondiale di cui potessero disporre, possibilmente anche in testo originale. Per vie complicatissime, come si puň ben immaginare, riuscirono a far uscire dal carcere alcuni volumi manoscritti che furono recapitati ad amici fidati e giŕ nel 1955/56 una parte di queste poesie poté figurare tra le creazioni della letteratura sotterranea di tradizione orale. Il Giardino erboso č scritto da poeti magiari clandestini, le poesie qui raccolte mostrano, fin dalla prima lettura, il loro valore.
Tibor tollas racconta Dal momento che facevamo di tutto per avere notizie, ci capitava a volte di mettere insieme brani di giornali tolti dalla spazzatura e ne imparavamo ogni singola parola, facendone poi oggetto di fantastici commenti. Ma un giorno i nostri aguzzini scoprirono questo modo di diffondere notizie e poiché mi rifiutai di rivelare i nomi degli altri propagatori, mi condussero nei sotterranei del carcere di Vác, dove si eseguivano punizioni disciplinari sui prigionieri. Era un dicembre molto nevoso e la temperatura era molto al disotto dello zero. In cella mi levarono gli abiti lasciandomi completamente nudo, in compagnia di una secchia e se ne andarono augurandomi di crepare. Cominciai a saltellare e a ballare, per evitare di addormentarmi, perché se ciň fosse successo, affamato ed esaurito comero, per me sarebbe stata la fine. Qualche ora piů tardi svenni e rinvenni nellinfermeria del carcere. Da quella danza nacquero dei versi:
Colui che ha ballato questa danza
La prima sera non mi resi conto di quello che succedeva intorno a me. Poi mi accorsi che dietro ad un paravento era celato un letto e dopo il coprifuoco vidi scendere da un altro letto una figura che pareva senza gambe che barcollando si diresse dietro un paravento. Improvvisamente si udirono suoni musicali: una tenue, penetrante voce di violino intonň una primitiva melodia, ma nessuno dei miei compagni parve accorgersi. Credetti delirassi, invece riudii quella melodia altre volte. Il liutaio che suonava era un nano storpio che si era costruito un violino con pezzi di legno e fili, il quale si accomiatava dai moribondi con la musica, finché non scoprirono il suo violino e lo ruppero. Tentň il suicidio ma riuscirono nuovamente a renderlo capace di soffrire.
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