Numero sedici - settembre 1996

 

Fernando Pessoa: Due poesie di Alberto Caeiro


note biobibliografiche

 

La protostoria di Alberto Caeiro è rintracciabile in uno scherzo che Pessoa, nei ruggenti tempi di «Orpheu» aveva pensato di fare a Sá-Carneiro. Il manoscritto del Guardiano di greggi reca in calce la data 1911-1912. Si tratta naturalmente di una data fittizia, giacché come sappiamo dalla celebre lettera sull’eteronimia a Casais Monteiro, Caeiro ‘apparve’ e cominciò a dettare le sue poesie a Pessoa il fatidico 8 marzo del 1914. Alcuni dei testi che costituiscono il poemetto furono pubblicati su «Athena», n° 4, 1925; mentre la poesia ‘blasfema’ (VIII) apparve su «Presença», n° 30, 1931.

 

 

ALBERTO CAEIRO
IL GUARDIANO DI GREGGI
(1911 – 1912)

 

VII

Dal mio villaggio io vedo quanto dalla terra si può vedere                                                                                              [dell’Universo...
Per questo il mio villaggio è grande quanto qualsiasi altro luogo,
perché io sono della dimensione di quello che vedo,
e non della dimensione della mia altezza...
Nelle città la vita è più piccola
che qui nella mia casa in cima a questo colle.
Nella città le grandi case chiudono a chiave la visuale,
nascondono l’orizzonte, spingono il nostro sguardo lontano da
                                                                                            [tutto il cielo,
ci rendono piccoli perché ci tolgono ciò che i nostri occhi
                                                                                            [ci possono dare,
e ci rendono poveri perché la nostra unica ricchezza è vedere.

                             

 

XVI

Potesse essere la mia vita un carro di buoi
che va, stridendo, al mattino presto, per la strada,
e che poi torna là donde è venuto,
quasi all’imbrunire, per la stessa strada.
Non mi occorrerebbero speranze, solo ruote...
La mia vecchiaia non avrebbe rughe né capelli bianchi...
Quando non servissi più, mi toglierebbero le ruote
e resterei capovolto e rotto in fondo a una scarpata.

 

Da Una sola moltitudine, Vol. II, Adelphi, Milano 1990.

 

                                                                                            


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