Il Foglio Clandestino 14 - marzo 95
14 – marzo 1996


Presentiamo qui alcuni contenuti di questo numero: Letteratura francese (Seconda parte), per la serie "La biblioteca ideale".

 

La biblioteca ideale:

LETTERATURA FRANCESE

(Seconda parte) 

 

Honoré de Balzac (1799-1850), Papà Goriot, Oscar classici Mondadori, 1985. L. 12.000.

In vent’anni circa, dal 1829 al 1850, esplode l’incontenibile vigore della narrativa balzacchiana. ‘Papà Goriot’ è un’apologia dell’amore paterno contraddetto e tradito dal disamore delle figlie; la potenza dei contrasti fa di Goriot un Re Lear ottocentesco e borghese.

 

Gustave Flaubert (1821-1880), L’educazione sentimentale, Scrittori tradotti da scrittori Einaudi, 1984. L. 22.000.

Flaubert, rinnovatore del romanzo moderno, disse di aspirare a "un libro che si tenga su da solo per la forza intrinseca dello stile". È curioso che il suo libro meno ‘naturalistico’ risulti il meno lontano da questo traguardo.

 

Émile Zola (1840-1902), Teresa Raquin, I grandi libri Garzanti, 1985. L. 13.000.

Tocchiamo un’intensità che in seguito sarà preclusa all’autore: ‘Teresa Raquin’, romanzo giovanile dell’opaco Zola, riesce a turbarci quasi come una tragedia di Euripide.

 

Stéphane Mallarmé (1842-1898), Poesie, Universale economica Feltrinelli, 1991. L. 15.000.

Come ha scritto Croce, Mallarmé "pone il suo ideale nel comporre tale unico e mirabile libro da risolvere in un sol atto tutti i problemi del mondo facendo morire il mondo": ma da questo naufragio sono derivati fermenti per i quali l’intera poesia del nostro tempo non può non riconoscersi tributaria di Mallarmé.

 

Paul Verlaine (1844-1896), Feste galanti, Oscar poesia Mondadori, 1988. L. 10.500.

Verlaine, il primo poeta della Modernità, concilia tradizione e rivoluzione liberando la poesia da ogni vincolo con la retorica. ‘Feste galanti’, opera giovanile e miracolosamente matura, rappresenta a giudizio quasi unanime della critica il suo capolavoro.

 

Anatole France (1844-1924), La rosticceria della regina Piedoca, Centopagine Einaudi, 1980. L. 14.000.

‘La rosticceria della regina Piedoca’, nonostante le dorature e lo sfoggio erudito, resiste: testimonia l’autenticità di France, che risiedette in una disarmante, totalizzante felicità di artificio.

 

Jules Renard (1864-1910), Diario, SE Studio Editoriale, 1989. L. 30.000.

Il Renard maggiore sta nel ‘Diario’ dove dice sempre la verità per amara e vergognosa che sia e il suo impegno stilistico è più vigile che altrove, la qual cosa stupisce in un testo non destinato alla pubblicazione.

 

Arthur Rimbaud (1854-1891), Poesie, Newton Compton. L. 8.000.

Il Rimbaud maggiore è quello delle ‘Illuminazioni’ ma il Rimbaud che più ci commuove e trascina rimane l’adolescente delle ‘Poesie’: "Bateau ivre" è carico di tutto il dolore del mondo e "Paris se repeuple" si attesta come un modello furente di altissima poesia civile.
                                                                          Poesie di Arthur Rimbaud (da Illuminations)

 

Paul Claudel (1868-1955), Giovanna al rogo, Logos. L. 16.000.

Claudel durerà soprattutto come autore di teatro; spicca tra le sue opere l’oratorio ‘Giovanna al rogo’, tuttora perfettamente leggibile e rappresentabile grazie anche all’eccellente partitura musicale di Honegger.

 

Marcel Proust (1871-1922), Alla ricerca del tempo perduto, Newton Compton, 1990. L. 39.200.

Proust è forse il massimo scrittore del ‘900, in ogni caso quello che più ha inciso sulla sensibilità contemporanea, attenta agli incantesimi e ai veleni della memoria. C’è in lui il bisogno incoercibile che qualcosa di religioso e durevole venga conquistato e affermato: ecco il suo nascosto, fondamentale spiritualismo.

 

Paul Valéry (1871-1945), Opere poetiche, Guanda, 1989. L. 38.000.

Questo spirito ‘secco’, quest’uomo lucidamente geniale ha saputo conquistarci con versi nei quali l’assolutezza non raggela la commozione.

 

Sidonie-Gabrielle Colette (1873-1954), Il mio noviziato, Tascabili narrativa Bompiani, 1986. L. 9.000.

Colette non possedeva una cultura accademica né barava al gioco sfuggente delle avanguardie; dobbiamo inchinarci al suo dono: la volontà di essere artista al di sopra di tutto. ‘Il mio noviziato’ ne reca testimonianza.

 

Guillaume Apollinaire (1880-1918), L’eresiarca & C., Biblioteca della Fenice Guanda. L. 22.000.

Il contributo di Apollinaire è basilare nella storia della poesia. Ma i racconti, fantasiosi o addirittura magici, ci rammentano che il suo talento narrativo può confinare, qualche volta, con il genio.

 

Jean Cocteau (1889-1963), I parenti terribili, Collezione di teatro Einaudi, 1981. L. 10.000.

Più elegantemente e anche più intensamente dei commediografi dell’assurdo, Cocteau tocca brioso, a fondo, i tasti della tragedia umana.

 

Henry Michaux (1899-1984), Ecuador, Theoria, 1987. L. 20.000.

Poeta, narratore e pittore, Michaux ha creato personaggi indimenticabili come Plume; ha visitato paesi remoti rivelandocene la realtà, agghiacciante come nei sogni.

 

George Simenon (1903-1989), Pedigree, Biblioteca Adelphi, 1988. L. 28.000.

Senza dimenticare Maigret si tenga presente che Simenon, scrittore di sterminata e allarmante fertilità, è il grigio poeta della solitudine e dell’angoscia; e dell’odio.

 

Jean-Paul Sartre (1905-1980), Le mosche - Porta chiusa, Tascabili narrativa Bompiani, 1984. L. 10.000.

Si devono raschiare molte sovrastrutture per giungere al nucleo creativo del sentimento di Sartre che inclina a una lucente amarezza e dà nel teatro, forse, il meglio di sé.

 

Marguerite Yourcenar (1909-1987), L’opera al nero, Universale economica Feltrinelli, 1991. L. 22.000.

Sono in causa le Fiandre nel Cinquecento nell’imperversare delle guerre di religione; il valore del libro contribuisce a porre la Yourcenar, come Thomas Mann, nella ridottissima schiera dei classici moderni.

 

Albert Camus (1913-1960), Il mito di Sisifo, Nuovo portico Bompiani, 1984. L. 25.000.

Il preteso ‘esistenzialismo’ di Camus nasce profondo: il libro riscatta la disperazione umana suggerendo nella nostra solidarietà umile ma persuasa la via d’uscita.

 

Marguerite Duras (1914), L’amante, Universale economica Feltrinelli, 1991. L. 9.000.

Sperimentale e illeggibile a lungo, la Duras ha deciso nell’‘84 di confessarsi in un libro scabroso e chiarissimo.

 

Michel Tournier (1924), Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, Gli elefanti narrativa Garzanti, 1991. L. 20.000.

Storia ‘eccentrica’ dei Magi e quindi della nascita di Gesù, narrata con ingegnosa approssimazione storica in una solida tenuta romanzesca.

 

Georges Perec (1936-1982), La vita: istruzioni per l’uso, Bur Rizzoli, 1989. L. 18.000.

Costruito con una pazienza e un’abilità ai limiti della follia, il libro è il più stupefacente romanzo dell’ultimo ventennio: riassume ogni parodia possibile, lo si legge con voracità.

                                                           

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