Il Foglio Clandestino 13 - gennaio 96
13 – gennaio 1996


Presentiamo qui alcuni contenuti di questo numero: la rubrica "Della lettura", una poesia di Gyula Illyès e, per la serie "La biblioteca ideale", Letteratura francese.

 

Della lettura

 

Per istruirsi uno scrittore dovrebbe più vivere che leggere. Per divertirsi uno scrittore dovrebbe più scrivere che leggere. Allora possono nascere quei libri che il pubblico legge per istruirsi e divertirsi.

Non conosco letture più difficili delle letture facili. La fantasia cozza contro la minuta precisazione delle circostanze e si stanca troppo presto, per poter anche solo continuare a lavorare per conto suo. Si vola attraverso le righe in cui viene descritto il muro di un giardino, e lo spirito si ferma su un oceano. Quanti piaceri potrebbe dare un tale libero viaggio, se non fosse che, proprio al momento più inopportuno, il vascello senza timone torna a sfracellarsi sul muro del giardino. Le letture difficili presentano dei pericoli che si possono trascurare. Esse tendono le forze, mentre le altre liberano le forze e le abbandonano a se stesse. Le letture difficili possono essere un pericolo per le forze scarse. Per le letture facili il pericolo è la vera forza. Lo spirito deve essere all’altezza delle prime; le altre non sono all’altezza dello spirito.

Lo spirito veramente e continuamente produttivo non sarà facilmente disponibile alla lettura. Il suo rapporto col lettore è come quello della locomotiva col turista. E non si chiede a un albero se gli piace il paesaggio.

Ma dove troverò mai il tempo per non leggere tante cose?

Al lettore piace che l’autore lo confonda con la sua cultura. Fa impressione a chiunque scoprire di non sapere come si dice Corfù in albanese. Perché d’ora in poi lo saprà e potrà distinguersi dagli altri, che ancora non lo sanno. La cultura è l’unica premessa per cui il pubblico non se la prende a male e la fama è sicura per quell’autore che sa umiliare il lettore su quel punto. Ma guai a chi presuppone delle capacità che non si possono recuperare o la cui applicazione è scomoda! Che l’autore sappia più cose del lettore va bene; ma che abbia pensato di più, questo non è facilmente perdonabile. Il pubblico non può essere più stupido. Anzi è perfino più furbo dell’autore colto perché trova sulla sua rivista come si dice Corfù in albanese, mentre l’autore è dovuto andare a cercarselo sul dizionario.

Se si legge uno dei suoi saggi mitologico-politici si impara a odiare la cultura più di quanto non sia strettamente necessario.

Un agitatore prende la parola. L’artista viene preso dalla parola.

Bisogna leggere due volte tutti gli scrittori, i buoni e i cattivi: si riconosceranno i primi e si smascheranno i secondi.

(Karl Kraus)

 

***

 Quanto poco hai letto, quanto poco sai, eppure dalla casualità di ciò che hai letto dipende ciò che sei.

(Elias Canetti)

 ***

Leggendo non cerchiamo nuove idee, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi.

(Cesare Pavese)

*** 

Non ho mai avuto un dolore che un’ora di lettura non abbia dissipato.

(Charles de Montesquieu)

***

Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato uno sguardo consapevole su se stessi: la mia prima patria sono stati i libri.

(Marguerite Yourcenar)

 

 

 

Ragazza morta

 

Tu non dormi, lo so: sei morta. Il sogno non riscalda
il tuo sorriso, sul tuo volto questa gioia
è arabesco di ghiaccio. Non ti mento, non ti illudo ormai
con la primavera che avanza. Sei morta per sempre...
Fra i tuoi denti, l’aria si è fermata.

Non verrai mai più con noi nelle vigne,
cantando sulle molli strade arenose,
ridendo, come quando ti abbiamo sollevata sul ciliegio carico di frutti,
e ti cadevano le scarpe, e ridevi,
e aspettavi il tuo amore sul cima del paesaggio.
La morte ti ha incatenato le gambe per sempre.

Chi vorrebbe ora addormentarsi fra i tuoi riccioli?
Straniera sei per noi, straniera, già forse anche nemica.
Domani rimbomberà su te la terra gelata;
e mentre noi, a casa, mangeremo la cena e cercheremo
di cacciare il dolore, sul tuo collo delicato
cadranno gelide gocce attraverso le assi umide,
sopra di te si fonderanno le zolle nuove e la terra si chiuderà senza pietà.
Ti penseremo ancora e poi... anche tua madre ti dimenticherà.

Il tuo ricordo sfiorirà come il tuo destino,
sbocciato solo per essere un gioco impietoso. Un gioco!
A questo pensavo, attraversando stasera la macchia scricchiolante.
Dimenticheremo con te anche la nostra giovinezza,
la nostra gioia canora brucerà adagio nel cuore invecchiato, fuligginoso,
e la tua anima di bimba si scosterà da noi
quando finalmente arriveremo alla tua landa desolata.

 

                                     Gyula Illyès
                                             Da Poesie, Vallecchi, Firenze, 1967.

 

 

Nuovo appuntamento con la rubrica La biblioteca ideale. In questo numero trattiamo la    letteratura francese. I titoli sono stati suggeriti da Carlo Laurenzi, autore anche delle brevi recensioni, ed erano inseriti nel numero 6 di Millelibri del maggio 1988.

I titoli di partenza erano 50, indichiamo soltanto quelli inseriti nel catalogo dei libri pubblicati in Italia (edizione del 1993) e che quindi sono facilmente reperibili; abbiamo indicato l’edizione più diffusa e a prezzo più accessibile.

Ricordiamo sempre che questo è uno stimolo, un suggerimento a quanti volessero conoscere meglio una particolare letteratura; nel contempo è uno spazio aperto dove, chi lo desidera, può indicare nuovi autori e titoli. Aspettiamo le indicazioni dei nostri amici collaboratori e lettori, che rimangono talvolta passivi.

 

François Villon (1431-1463?), Opere, Oscar Mondadori. L. 22.000.

‘Peccatore’ e malfattore, ma insieme spirito religioso, Villon esprime la sua tormentata grandezza in versi suggestivi e purissimi.

 

François Rabelais (1494-1553), Gargantua e Pantagruele, Gli Struzzi Einaudi, 1981, 2 voll. L. 45.000.

Opera fiabesca e realistica, dissacrante e liberatoria: questa ‘storia’ di giganti chiude il Medioevo letterario, aprendosi alla ragione rivendicata in nome di una irridente, radicale tolleranza.

 

Michel de Montaigne (1533-1592), Saggi, Adelphi, 1992, 2 voll. L. 39.000.

Montaigne è il caposcuola degli scrittori che non hanno scuola: i Saggi riflettono con una superiore indulgenza un’epoca calamitosa e costituiscono un’affascinante autobiografia indiretta. Li hanno paragonati a una Bibbia laica.

 

Pierre Corneille (1606-1684), Il Cid, I grandi libri Garzanti, 1986. L. 14.500.

Il limite del ‘padre della tragedia francese’ consiste in un eccesso di paludamento. Ma Il Cid, i cui contenuti sono medievali e spagnoleggianti, è fondamentale se si voglia comprendere l’aspetto barocco del Gran Secolo.

 

Jean de La Fontaine (1621-1695), Favole, Bur classici Rizzoli, 1980, 2 voll. L. 22.000.

"Mi servo degli animali per istruire gli uomini", avverte La Fontaine; ma non è l’impegno didascalico bensì la suprema eleganza della forma (il ‘molle vigore’) a costituire il supporto della sua eccellenza poetica.

 

Jean-Baptiste Poquelin (Molière) (1622-1673), Il malato immaginario, Bur teatro Rizzoli, 1976. L. 10.000.

Molière è fra gli autori drammatici più rappresentati ai giorni nostri, quasi che un divario di secoli non ci separi da lui. Il divario è annullato dalla freschezza di Molière, dalla folgorante penetrazione psicologica, dalla sapienza del mestiere. Nato per il teatro, morto in scena.

 

Blaise Pascal (1623-1662), Pensieri, Classici del pensiero cristiano, Ediz. Paoline, 1992. L. 30.000.

I Pensieri abbozzano notazioni, progetti, riflessioni, ricordi; la fede veemente e amara dell’autore, il suo pessimismo si esprimono con un’incandescenza di linguaggio che si traduce in forza di persuasione.

 

Madame de La Fayette (1634-1693), La principessa di Clèves, Bur classici Rizzoli, 1986. L. 8.500.

Poche parabole sono più sorprendenti di quella che portò Marie-Madeleine de La Fayette, dalla compilazione di romanzi avventurosi e trascurabili alla stesura inattesa di un capolavoro, dove nulla accade che non accada nell’anima.

 

Jean Racine (1639-1699), Berenice, Mursia. L. 15.000.

Racine è più poeta di Corneille ed è uno dei massimi poeti d’ogni tempo: Berenice, tragedia di un amore impossibile nella Roma imperiale, ha una struggente, modernissima dolcezza sebbene l’autore segua con scrupolo le regole codificate dai classici antichi.

 

Jean de La Bruyère (1645-1696), Caratteri, Tea, 1988. L. 15.000.

La Bruyère è il primo scrittore francese deliberatamente ‘impressionista’. Cominciò col tradurre i Caratteri di Teofrasto, poi – rendendosi conto di sovrastarlo – se ne distaccò e compose i suoi immortali Caratteri.

 

Pierre de Marivaux (1688-1763), Il gioco dell’amore e del caso, I grandi libri Garzanti, 1987. L. 16.500.

La grazia del ‘700 francese splende intera nel Gioco dell’amore e del caso: vi sono doppi travestimenti e doppie ‘dichiarazioni’; ma è stato scritto giustamente che "il vero interesse di Marivaux consiste nell’analisi delle avventure del cuore".

 

Charles-Louis de Montesquieu (1689-1755), Lettere persiane, Bur classici Rizzoli, 1984. L. 8.500.

Gli studi di Montesquieu sui problemi politici e giuridici del suo tempo (e di ogni tempo) restano basilari. Anche l’opera più famosa – Lettere persiane – ha intenti politici sotto la specie della satira; si presenta come un romanzo epistolare e la sua suggestione letteraria è smagliante.

 

François-Marie Arouet (Voltaire) (1694-1778), La pulzella d’Orléans, Feltrinelli, 1984. L. 60.000.

Filosofo, narratore, storico, drammaturgo, poeta, Voltaire empie della sua sorridente potenza quasi tutto il ‘700; è un dittatore del gusto, una spina nel cuore dell’autoritarismo e dell’intolleranza. Si tende a sminuire la sua produzione in versi; così non è fuori luogo ricordare la sua sfrenata, irresistibile Pulzella d’Orléans.

 

Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), Le confessioni, Oscar classici Mondadori, 1990. L. 16.000.

Antagonista di Voltaire, oggetto di culto come Voltaire, Rousseau prefigura il Romanticismo. Le confessioni costituiscono il suo libro d’avanguardia: l’‘800 e in particolare il ‘900 gli saranno debitori per l’importanza attribuita al mito e alla funzione poetica della memoria.

 

Denis Diderot (1713-1784), Il nipote di Rameau, I grandi libri Garzanti, 1988. L. 13.000.

È fra i grandi del ‘700 benché non abbia esercitato né la dittatura intellettuale di Voltaire né quella sentimentale di Rousseau. I suoi maggiori romanzi apparvero postumi; Il nipote di Rameau, mosso da un fuoco geniale, venne ammirato e tradotto da Goethe.

 

Pierre-Ambroise-Choderlos de Laclos (1741-1803), I legami pericolosi, Tasco Sugarco. L. 16.000.

"Cinico, amorale, corrotto", ma la sovrana maestria del congegno e lo spietato acume psicologico fanno dei Legami pericolosi, racconto epistolare, un classico che non declina.

 

Joseph de Maistre (1753-1821), Le serate di Pietroburgo, Rusconi, 1986. L. 34.000.

È abbastanza singolare che la prosa francese più sontuosa e perfetta – dopo quella di Chateaubriand – appartenga a un diplomatico savoiardo, ministro plenipotenziario del re di Piemonte in Russia.

 

François-René de Chateaubriand (1768-1848), Memorie d’oltretomba, Biblioteca Longanesi, 1983. L. 15.000.

La vita tempestosa di Chateaubriand, che coincide con un’epoca storica ricca di fermenti e tormenti, ci viene restituita in un’opera in cui l’autoesaltazione e l’empito lirico si uniscono con immaginoso vigore.

 

Henry Beyle (Stendhal) (1783-1842), Il rosso e il nero, Bur classici Rizzoli, 1980. L. 14.000.

Arduo scegliere un titolo; diciamo questo per la sua importanza anche storica: aprì la via alla grande narrativa realistica, precorrendo Balzac.

 

(Vai a: Letteratura francese - Seconda parte)

                                                           

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