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Foglio Clandestino Presentiamo qui alcuni contenuti di questo numero: la rubrica "Della lettura", una poesia di Gyula Illyès e, per la serie "La biblioteca ideale", Letteratura francese.
Per istruirsi uno scrittore dovrebbe più vivere che leggere. Per divertirsi uno scrittore dovrebbe più scrivere che leggere. Allora possono nascere quei libri che il pubblico legge per istruirsi e divertirsi. Non conosco letture più difficili delle letture facili. La fantasia cozza contro la minuta precisazione delle circostanze e si stanca troppo presto, per poter anche solo continuare a lavorare per conto suo. Si vola attraverso le righe in cui viene descritto il muro di un giardino, e lo spirito si ferma su un oceano. Quanti piaceri potrebbe dare un tale libero viaggio, se non fosse che, proprio al momento più inopportuno, il vascello senza timone torna a sfracellarsi sul muro del giardino. Le letture difficili presentano dei pericoli che si possono trascurare. Esse tendono le forze, mentre le altre liberano le forze e le abbandonano a se stesse. Le letture difficili possono essere un pericolo per le forze scarse. Per le letture facili il pericolo è la vera forza. Lo spirito deve essere allaltezza delle prime; le altre non sono allaltezza dello spirito. Lo spirito veramente e continuamente produttivo non sarà facilmente disponibile alla lettura. Il suo rapporto col lettore è come quello della locomotiva col turista. E non si chiede a un albero se gli piace il paesaggio. Ma dove troverò mai il tempo per non leggere tante cose? Al lettore piace che lautore lo confonda con la sua cultura. Fa impressione a chiunque scoprire di non sapere come si dice Corfù in albanese. Perché dora in poi lo saprà e potrà distinguersi dagli altri, che ancora non lo sanno. La cultura è lunica premessa per cui il pubblico non se la prende a male e la fama è sicura per quellautore che sa umiliare il lettore su quel punto. Ma guai a chi presuppone delle capacità che non si possono recuperare o la cui applicazione è scomoda! Che lautore sappia più cose del lettore va bene; ma che abbia pensato di più, questo non è facilmente perdonabile. Il pubblico non può essere più stupido. Anzi è perfino più furbo dellautore colto perché trova sulla sua rivista come si dice Corfù in albanese, mentre lautore è dovuto andare a cercarselo sul dizionario. Se si legge uno dei suoi saggi mitologico-politici si impara a odiare la cultura più di quanto non sia strettamente necessario. Un agitatore prende la parola. Lartista viene preso dalla parola. Bisogna leggere due volte tutti gli scrittori, i buoni e i cattivi: si riconosceranno i primi e si smascheranno i secondi. (Karl Kraus)
*** Quanto poco hai letto, quanto poco sai, eppure dalla casualità di ciò che hai letto dipende ciò che sei. (Elias Canetti) *** Leggendo non cerchiamo nuove idee, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra che già viviamo e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi. (Cesare Pavese) *** Non ho mai avuto un dolore che unora di lettura non abbia dissipato. (Charles de Montesquieu) *** Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato uno sguardo consapevole su se stessi: la mia prima patria sono stati i libri. (Marguerite Yourcenar)
Ragazza morta
Tu non dormi, lo so: sei morta. Il sogno non riscalda Non verrai mai più con noi nelle vigne, Chi vorrebbe ora addormentarsi fra i tuoi riccioli? Il tuo ricordo sfiorirà come il tuo destino,
Gyula Illyès
Nuovo appuntamento con la rubrica La biblioteca ideale. In questo numero trattiamo la letteratura francese. I titoli sono stati suggeriti da Carlo Laurenzi, autore anche delle brevi recensioni, ed erano inseriti nel numero 6 di Millelibri del maggio 1988. I titoli di partenza erano 50, indichiamo soltanto quelli inseriti nel catalogo dei libri pubblicati in Italia (edizione del 1993) e che quindi sono facilmente reperibili; abbiamo indicato ledizione più diffusa e a prezzo più accessibile. Ricordiamo sempre che questo è uno stimolo, un suggerimento a quanti volessero conoscere meglio una particolare letteratura; nel contempo è uno spazio aperto dove, chi lo desidera, può indicare nuovi autori e titoli. Aspettiamo le indicazioni dei nostri amici collaboratori e lettori, che rimangono talvolta passivi.
François Villon (1431-1463?), Opere, Oscar Mondadori. L. 22.000. Peccatore e malfattore, ma insieme spirito religioso, Villon esprime la sua tormentata grandezza in versi suggestivi e purissimi.
François Rabelais (1494-1553), Gargantua e Pantagruele, Gli Struzzi Einaudi, 1981, 2 voll. L. 45.000. Opera fiabesca e realistica, dissacrante e liberatoria: questa storia di giganti chiude il Medioevo letterario, aprendosi alla ragione rivendicata in nome di una irridente, radicale tolleranza.
Michel de Montaigne (1533-1592), Saggi, Adelphi, 1992, 2 voll. L. 39.000. Montaigne è il caposcuola degli scrittori che non hanno scuola: i Saggi riflettono con una superiore indulgenza unepoca calamitosa e costituiscono unaffascinante autobiografia indiretta. Li hanno paragonati a una Bibbia laica.
Pierre Corneille (1606-1684), Il Cid, I grandi libri Garzanti, 1986. L. 14.500. Il limite del padre della tragedia francese consiste in un eccesso di paludamento. Ma Il Cid, i cui contenuti sono medievali e spagnoleggianti, è fondamentale se si voglia comprendere laspetto barocco del Gran Secolo.
Jean de La Fontaine (1621-1695), Favole, Bur classici Rizzoli, 1980, 2 voll. L. 22.000. "Mi servo degli animali per istruire gli uomini", avverte La Fontaine; ma non è limpegno didascalico bensì la suprema eleganza della forma (il molle vigore) a costituire il supporto della sua eccellenza poetica.
Jean-Baptiste Poquelin (Molière) (1622-1673), Il malato immaginario, Bur teatro Rizzoli, 1976. L. 10.000. Molière è fra gli autori drammatici più rappresentati ai giorni nostri, quasi che un divario di secoli non ci separi da lui. Il divario è annullato dalla freschezza di Molière, dalla folgorante penetrazione psicologica, dalla sapienza del mestiere. Nato per il teatro, morto in scena.
Blaise Pascal (1623-1662), Pensieri, Classici del pensiero cristiano, Ediz. Paoline, 1992. L. 30.000. I Pensieri abbozzano notazioni, progetti, riflessioni, ricordi; la fede veemente e amara dellautore, il suo pessimismo si esprimono con unincandescenza di linguaggio che si traduce in forza di persuasione.
Madame de La Fayette (1634-1693), La principessa di Clèves, Bur classici Rizzoli, 1986. L. 8.500. Poche parabole sono più sorprendenti di quella che portò Marie-Madeleine de La Fayette, dalla compilazione di romanzi avventurosi e trascurabili alla stesura inattesa di un capolavoro, dove nulla accade che non accada nellanima.
Jean Racine (1639-1699), Berenice, Mursia. L. 15.000. Racine è più poeta di Corneille ed è uno dei massimi poeti dogni tempo: Berenice, tragedia di un amore impossibile nella Roma imperiale, ha una struggente, modernissima dolcezza sebbene lautore segua con scrupolo le regole codificate dai classici antichi.
Jean de La Bruyère (1645-1696), Caratteri, Tea, 1988. L. 15.000. La Bruyère è il primo scrittore francese deliberatamente impressionista. Cominciò col tradurre i Caratteri di Teofrasto, poi rendendosi conto di sovrastarlo se ne distaccò e compose i suoi immortali Caratteri.
Pierre de Marivaux (1688-1763), Il gioco dellamore e del caso, I grandi libri Garzanti, 1987. L. 16.500. La grazia del 700 francese splende intera nel Gioco dellamore e del caso: vi sono doppi travestimenti e doppie dichiarazioni; ma è stato scritto giustamente che "il vero interesse di Marivaux consiste nellanalisi delle avventure del cuore".
Charles-Louis de Montesquieu (1689-1755), Lettere persiane, Bur classici Rizzoli, 1984. L. 8.500. Gli studi di Montesquieu sui problemi politici e giuridici del suo tempo (e di ogni tempo) restano basilari. Anche lopera più famosa Lettere persiane ha intenti politici sotto la specie della satira; si presenta come un romanzo epistolare e la sua suggestione letteraria è smagliante.
François-Marie Arouet (Voltaire) (1694-1778), La pulzella dOrléans, Feltrinelli, 1984. L. 60.000. Filosofo, narratore, storico, drammaturgo, poeta, Voltaire empie della sua sorridente potenza quasi tutto il 700; è un dittatore del gusto, una spina nel cuore dellautoritarismo e dellintolleranza. Si tende a sminuire la sua produzione in versi; così non è fuori luogo ricordare la sua sfrenata, irresistibile Pulzella dOrléans.
Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), Le confessioni, Oscar classici Mondadori, 1990. L. 16.000. Antagonista di Voltaire, oggetto di culto come Voltaire, Rousseau prefigura il Romanticismo. Le confessioni costituiscono il suo libro davanguardia: l800 e in particolare il 900 gli saranno debitori per limportanza attribuita al mito e alla funzione poetica della memoria.
Denis Diderot (1713-1784), Il nipote di Rameau, I grandi libri Garzanti, 1988. L. 13.000. È fra i grandi del 700 benché non abbia esercitato né la dittatura intellettuale di Voltaire né quella sentimentale di Rousseau. I suoi maggiori romanzi apparvero postumi; Il nipote di Rameau, mosso da un fuoco geniale, venne ammirato e tradotto da Goethe.
Pierre-Ambroise-Choderlos de Laclos (1741-1803), I legami pericolosi, Tasco Sugarco. L. 16.000. "Cinico, amorale, corrotto", ma la sovrana maestria del congegno e lo spietato acume psicologico fanno dei Legami pericolosi, racconto epistolare, un classico che non declina.
Joseph de Maistre (1753-1821), Le serate di Pietroburgo, Rusconi, 1986. L. 34.000. È abbastanza singolare che la prosa francese più sontuosa e perfetta dopo quella di Chateaubriand appartenga a un diplomatico savoiardo, ministro plenipotenziario del re di Piemonte in Russia.
François-René de Chateaubriand (1768-1848), Memorie doltretomba, Biblioteca Longanesi, 1983. L. 15.000. La vita tempestosa di Chateaubriand, che coincide con unepoca storica ricca di fermenti e tormenti, ci viene restituita in unopera in cui lautoesaltazione e lempito lirico si uniscono con immaginoso vigore.
Henry Beyle (Stendhal) (1783-1842), Il rosso e il nero, Bur classici Rizzoli, 1980. L. 14.000. Arduo scegliere un titolo; diciamo questo per la sua importanza anche storica: aprì la via alla grande narrativa realistica, precorrendo Balzac.
(Vai a: Letteratura francese - Seconda parte)
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