Numero dodici - novembre 1995

 

Incontro con Antonio Pinghelli

di Gilberto Gavioli

 

Avevo letto alcune sue poesie sulla rivista ‘La Riviera Ligure’, apprezzandole. Ho cercato e ottenuto il suo indirizzo e, dopo una telefonata, ci siamo incontrati in un pomeriggio di giugno.

Nella cornice della porta appare un signore elegante: è lui, Antonio Pinghelli. Sotto la giacca da camera ha una camicia azzurra con la cravatta intonata, pantaloni blu.

Ci sediamo uno di fronte all’altro, a lato di una finestra dai vetri dipinti che il sole riempie di riflessi. La stanza (il salotto) ha l’aspetto di un locale di biblioteca, colme di libri le pareti, il tavolo al centro ricoperto di riviste, ritagli e altri volumi. Accanto c’è anche un leggìo in legno. L’abitazione è una di quelle vecchie case milanesi, con grandi spazi e soffitti alti. Cominciamo a parlare e dopo un primo approccio, il discorso si accende e anima. Parlo, ma soprattutto ascolto.

Mi apre, come fosse un album di fotografie, il diario mentale dei suoi molti ricordi: il vento tagliente della Liguria, un bambino malato avvolto nelle coperte che guarda la sua casa bruciare, gli incontri con Barile, Martini, Descalzo, Titta Rosa e altri artisti, ma soprattutto amici e compagni di vita. I suoi occhi si illuminano, brillano o si fanno tristi e liquidi; pensa alla madre, alla moglie inferma in Liguria, alla solitudine che, in certi giorni, diviene pesante. Ben presto dal ‘lei’ passiamo al ‘tu’, siamo in sintonia su molte cose.

Antonio mi mostra i suoi disegni, un calendario con le sculture di Martini, libri con dediche di Bontempelli e Alfonso Gatto; mi racconta i quadri e la vivacità di un mondo letterario che sembra oggi più lontano di quanto non sia realmente.

Mi porge, quasi timidamente, le sue poesie: alcune sono inedite. Mentre leggo mi volta le spalle e attende le mie parole, con la modestia e l’umiltà che appartiene ai grandi spiriti. Parliamo a lungo di argomenti letterari o di episodi di vita, come due amici che si ritrovano oltre la nebbia degli anni trascorsi. Mostra una vitalità di pensiero e un’acutezza di giudizio stupefacenti. Ben presto l’interlocutore attento si trova al centro del mondo che appartiene all’uomo e al poeta Antonio Pinghelli, di cui egli fornisce, con estrema sincerità, le chiavi.



note biobibliografiche

 

Antonio Pinghelli è nato a Savona il 27 febbraio 1910 dove ha compiuto studi di carattere tecnico, facendo la spola con Vado Ligure dove la sua famiglia si era trasferita durante la prima guerra mondiale. Nella industre cittadina è vissuto trent’anni, fin verso la fine del secondo grande conflitto, quando ha preso residenza a Milano - dove si è sposato nel 1957 - continuandovi attività giornalistica e di scrittore. Alla sua formazione e affermazione hanno giovato in modo preminente l’amicizia e la frequentazione dello scultore Arturo Martini e del poeta Angelo Barile. Quest’ultimo, nel 1933, indusse Adriano Grande a pubblicare sue liriche nella prestigiosa rivista "Circoli" di Genova, quando già Pinghelli - oltreché corrispondente di quotidiani - era diventato collaboratore di "terze pagine".

Sue liriche sono apparse nelle riviste: "Maestrale"; "L’Italia Letteraria"; "Meridiano di Roma"; "Nuova Antologia"; "L’Osservatore Politico Letterario"; "La Martinella". Ne sono state accolte in due antologie: quella curata da Nicola Moscardelli nel 1938, per "Modernissima" di Roma, e in ‘L’amico della sera’ di Giovanni Scheiwiller, del 1946, a Milano.

Ha inoltre pubblicato: ‘Scomparsa del mare e altre novelle’, Officina d’Arte, Savona, 1937 (premiato al Viareggio del 1938); ‘Poesie, con tavole di Mario Vellani Marchi’, Edizioni Fiumara, Milano, 1949; ‘Uno dei tanti’ - Romanzo, Casa Editrice Ceschina, Milano, 1957; ‘Il carro davanti ai buoi’ - Prose narrative e di riflessione, Casa Editrice Ceschina, Milano, 1965; ‘Il trucco di Michelangelo’ - Pensieri di Arturo Martini sulla scultura, dettati a Pinghelli dal Maestro nel 1946 - Edizioni Gian Ferrari, Milano, 1967; ‘Sessant’anni, sessanta poesie’, Casa Editrice Ceschina, Milano, 1971; ‘Sono passati i tempi futuri’ - Poesie, Editrice Pan, Milano, 1978; ‘Giovanni Descalzo, cristiano e amico, non meno che poeta’, Edizioni Sabatelli, Genova, 1983.

 

 

GUARDO TALVOLTA

Guardo talvolta uomini
curvi a frugare nella rete,
tratta
con fatica lentissima:
rigonfia
d’alghe soltanto.

Guardo, altra volta, bimbi
indugiare nel fumo
dei fuochi d’artificio
spenti appena:
rigirano, sgomenti, tizzoni tra le mani,
si annerano anche dentro.
Non gli riesce di credere:
nati da quei carboni,
fiori di cielo, arcane
geometrie, favolose
fontane di colori?

Guardo e mi tenta
qualche domanda:
a sera
del mio giorno terreno,
somiglierò a quegli uomini curvati
sulla rete deserta?
Avrò soltanto
tizzoni fra le mani?

                              Antonio Pinghelli

 

Da Sono passati i tempi futuri, Pan Editrice, Milano, 1978.

 

                                                                                            


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